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Inchiesta fondazione Open, cosa sappiamo finora

Inchiesta Open, si riapre dibattito sui finanziamenti ai partiti

4' di lettura

Indagini sui rapporti con gli imprenditori finanziatori e sull'uso del denaro della fondazione che sosteneva l’attività politica di Renzi. L’ex presidente Alberto Bianchi e l'imprenditore Marco Carrai, indagati per finanziamento illecito ai partiti, respingono le accuse

Nata nel 2012 e chiusa nell'aprile 2018, in sei anni la fondazione Open ha raccolto circa sei milioni di euro per finanziare le iniziative politiche di Matteo Renzi, tra cui anche la Leopolda. Ma sulle attività di Open a più di un anno dalla sua cessazione si sono accesi i fari della procura di Firenze e della Guardia di finanza. È in corso un'inchiesta che vede tra gli indagati l'ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e Marco Carrai, già componente del cda di Open e amico di Renzi. I pm ipotizzano che il denaro arrivato nelle casse di Open sarebbe stato utilizzato senza rispettare la legge sul finanziamento ai partiti.

La tesi dell'accusa

Secondo l'accusa Open è stata una specie di 'cassaforte' renziana impiegata come una vera e propria "articolazione del partito". E carte di credito e bancomat sarebbero state in uso ad alcuni parlamentari, ai quali sarebbero stati elargiti anche rimborsi spese. I pm di Firenze stanno scandagliando, non solo i rapporti tra la fondazione e i parlamentari renziani, ma anche quelli tra Bianchi e gli imprenditori che finanziavano la fondazione.

I reati contestati a Bianchi e a Carrai

L’indagine è partita a settembre 2019 con accertamenti sull’ex presidente di Open Alberto Bianchi, accusato di traffico di influenze illecite e di finanziamento illecito ai partiti. Reato quest'ultimo contestato anche a Marco Carrai, considerato dagli inquirenti il contatto tra Open e alcuni finanziatori che lui stesso avrebbe presentato alla fondazione. Sia lo studio di Bianchi che quello di Carrai sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza.

Le perquisizioni ai finanziatori

Una trentina sono state le perquisizioni effettuate martedì 26 novembre tra Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli e Palermo. I controlli avrebbero riguardato anche case e uffici di finanziatori della medesima fondazione. Nel complesso i finanziamenti oggetto dell'inchiesta riguardano somme da 50mila fino a centinaia di migliaia di euro. Le indagini sin qui svolte, si legge nel decreto di perquisizione, avrebbero fatto emergere "significativi intrecci" tra prestazioni professionali rese da Bianchi, e dai suoi collaboratori, e i finanziamenti alla fondazione.

Carrai e Bianchi respingono le accuse

Sia Carrai sia Bianchi hanno respinto ogni accusa. "Ho fiducia nella magistratura che presto chiarirà la mia posizione. So di non aver commesso reati e di aver sempre svolto i miei compiti rispettando la legge", ha dichiarato Carrai.  "Tutte le entrate e le uscite della Fondazione Open sono tracciabili, perché avvenute con bonifico o carte di credito. È stato fatto tutto alla luce del sole. Rinnovo la mia piena collaborazione con la magistratura affinché sia fatta chiarezza prima possibile sull'indagine che mi riguarda", ha detto Bianchi.

Renzi: "Massacro mediatico"

Il caso Open ha acceso un dibattito sui finanziamenti ai partiti, con il leader del M5s Luigi Di Maio che ha invocato "una commissione d’inchiesta su fondi e finanziamenti ai partiti". Da parte sua, il leader di Italia Viva, ex Pd, Matteo Renzi ha parlato di "massacro mediatico" in un lungo post su Facebook. "Se poi altri partiti utilizzano questa vicenda per chiedere commissioni di inchiesta sui partiti e sulle fondazioni - ha scritto Renzi - io dico che ci sto". L'ex premier è poi tornato sulla vicenda: "Chi decide cos'è un partito politico? Se assegniamo ai magistrati il compito di decidere cosa è un partito e cosa non, abbiamo messo in discussione la separazione dei poteri". Parole che l'Associazione nazionale magistrati ha definito come "ennesimo attacco all'autonomia ed indipendenza della magistratura".

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