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Ilva, Conte: "Inflessibili con ArcelorMittal". Retrocessione per tutti i siti italiani

Politica

Oggi l’incontro tra l’esecutivo e i vertici del colosso industriale dell’acciaio. Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: “Prendono in giro lo Stato". L'avviso di retrocessione di ArcelorMittal: oltre 10 mila dipendenti distribuiti nei siti di tutta Italia

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Il governo mostra i pugni nei confronti di ArcelorMittal che ha notificato la volontà di ritirarsi dall'ex Ilva. Conte oggi incontra i vertici dell'azienda e chiarisce: "È stato stipulato un contratto e saremo inflessibili sul rispetto degli impegni".

Conte: "C'è un contratto e saremo inflessibili"

Solo dopo l'incontro sarà più chiara la posizione della stessa azienda che ha motivato il suo disimpegno con la cancellazione dello scudo penale (COS'E' LO SCUDO PENALE) e la complessiva impasse giudiziaria che blocca l'attuazione del piano industriale. Annullamento contenuto nel decreto "Salva imprese" approvato qualche giorno fa, fortemente voluto dal M5s con un emendamento dell'ex ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ma votato anche da Pd e Italia Viva.
Domani sarà in Italia Sajjan Jindal, presidente e ad del gruppo siderurgico indiano JSW, protagonista del passato negoziato per rilevare l'Ilva. Renzi smentisce contatti per coinvolgerlo in una cordata alternativa. Dalla Lega - che pur in giugno ava votato il decreto crescita che aboliva lo scudo - Salvini minaccia di bloccare i lavori dell'aula se Giuseppe Conte non chiarirà in tempi stretti.

L’attacco del ministro dello Sviluppo economico

Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli (la cui informativa è prevista in aula per domani) attacca a mezzo Facebook l’ArcelorMittal: "Prende in giro lo Stato - dice -. Il piano industriale è stato disatteso per via di errori macroscopici". E chiarisce: "Niente norme ad personam". "Il piano industriale dell'azienda è stato disatteso nei numeri, nella prospettiva di rilancio e non ha proiezione futura. Questo per via di errori macroscopici delle figure apicali e di contingenze macroeconomiche legate al mercato dell'acciaio".

ArcelorMittal: “Scudo penale essenziale per operazione”

"La retrocessione dei rami d'azienda e il conseguente trasferimento dei dipendenti alle società concedenti avverrà entro 30 giorni dalla data di recesso di Am InvestCo e, in ogni caso, nel rispetto dei termini di legge". Lo scrive ArcelorMittal Italia nella comunicazione della retrocessione dei 10.777 dipendenti e delle società collegate a seguito della cessazione del contratto. Nel documento si spiega che il recesso del contratto deriva dall'eliminazione della protezione legale che costituiva "un presupposto essenziale su cui AmInvestCo e le società designate hanno fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbero neppure accettato di partecipare all'operazione né, tantomeno, di instaurare il rapporto disciplinato dal Contratto".

L'opinione di Confindustria

"I continui cambiamenti di norme, gli interventi a gamba tesa sulle norme penali, l’instabilità del quadro non solo non attraggono investimenti ma fanno scappare quelli che ci sono". Così Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. "La vicenda di Ilva è emblematica e consegue a una scelta fatta in Parlamento nelle scorse settimane di revocare uno dei punti qualificanti del contratto che l'investitore aveva firmato con lo stato italiano. Mi auguro che chi deve capisca quali sono le conseguenze di scelte irragionevoli e non meditate".

I possibili scenari

Con le sei pagine con le quali ArcelorMittal restituisce le chiavi dell'ex Ilva, si apre un ventaglio di scenari sul futuro del gruppo siderurgico che ha il suo fulcro a Taranto. La prima possibilità è la più temuta: la chiusura. Un evento teorico che avrebbe ricadute drammatiche non solo sui dipendenti dell'azienda e quelli dell'indotto, ma sull'intera economia italiana. Saremmo costretti a incrementare le importazioni d'acciaio dall'estero, con probabili aumenti dei costi di produzione per le imprese, concentrate soprattutto al Nord. Altra ipotesi possibile è quella del dimezzamento della società (magari con la vendita a pezzi) o, ancora, della nazionalizzazione. L'Ilva in quest'ultimo caso tornerebbe pubblica. Terzo scenario: ripristinare lo scudo, magari con una portata più limitata. In questo modo potrebbe tornare in partita ArcelorMittal.