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Fiducia al Senato sul dl Sicurezza bis: è legge con 160 sì

3' di lettura

Il voto dopo una giornata di tensioni nella maggioranza. 57 i contrari e 21 gli astenuti. Nel M5s cinque dissidenti. Proteste nelle fine del Pd. Zingaretti: "M5s schiavi"

Il decreto sicurezza bis è legge: con 160 sì,  57 voti contrari e 21 astenuti, ha passato l'esame del Senato, dove il governo aveva posto la fiducia sul voto. L'esito arriva alla fine di una giornata di tensioni all'interno della maggioranza, con dubbi sulla tenuta dell'esecutivo (COSA PREVEDE IL DECRETO SICUREZZA BIS). FdI, come annunciato, si è astenuta, mentre FI non ha partecipato al voto pur rimanendo in Aula. Matteo Salvini ha lasciato Palazzo Madama intorno alle 20, poco dopo aver votato e prima dell'approvazione finale del decreto: "Devo vedere alcune persone", ha spiegato. Poi, da Facebook, ha subito commentato l'esito della votazione: "Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge". Dopo l'approvazione, un applauso dei senatori della maggioranza, sia della Lega che del M5s, e anche un selfie del senatore leghista Simone Pillon con alcuni colleghi, hanno salutato il voto. Protesta, invece, il Pd: "L'Italia è più insicura. Grazie agli schiavi 5 stelle la situazione nelle città e nei quartieri rimarrà la stessa, anzi peggiorerà", scrive in una nota il segretario Nicola Zingaretti.

Il voto dei senatori M5s

Salvini aveva già fatto sapere che anche se il testo fosse passato, avrebbe “contato i voti” dei senatori del M5S per poi trarre le sue conclusioni, incalzando: "Oggi bado ai fatti". E sono cinque gli assenti M5S in Senato che non hanno votato la fiducia: si tratta di Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo, Elena Fattori. Assente anche la senatrice cinquestelle Bogo Deledda che ha però problemi di salute. Hanno invece votato sì alla fiducia, ma alla seconda 'chiama' (alla prima risultavano assenti), i senatori M5s Dessì ed Endrizzi. Per la Lega assenti anche Umberto Bossi (sempre per ragioni di salute) e Massimo Candura, per motivi personali. Assenti, inoltre, anche i sei senatori a vita.

L'incognita sui numeri della maggioranza

Il decreto è arrivato in Aula senza relatore. Dalle 12 del mattino, inoltre, l'Assemblea di palazzo Madama era stata impegnata con le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni che sono state respinte con 217 contrari, 53 favorevoli e 2 astenuti. Nelle ore precedenti al voto, inoltre, ha tenuto banco l'incognita dei numeri della maggioranza, alla luce dei malumori interni al Movimento 5 stelle. Sulla carta i gialloverdi potevano contare su 165 voti, 4 in più rispetto alla maggioranza assoluta (fissata a 161), che però non era necessaria per approvare il decreto. 

Salvini sulla Tav: "Chi dice no mette a rischio governo"

Ieri sera Salvini, inoltre, aveva lanciato un altro aut aut agli alleati Cinquestelle. Da Colico, li aveva attaccati e avvertiti sull'altro passaggio atteso in Aula prima delle vacanze: la Tav. “La mozione M5S è un problema, chiunque dirà no alla Tav metterà a rischio il governo”, aveva detto durante il comizio in provincia di Lecco. Il riferimento è alla mozione dei 5S al voto mercoledì. “Sono stufo degli attacchi di quelli che dovrebbero essere alleati”, aveva aggiunto Salvini. E ancora: "Di Battista, Di Maio, Grillo, Toninelli: o tutti fanno il loro lavoro o la pazienza finisce”.

Data ultima modifica 05 agosto 2019 ore 20:55

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