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Cagliari, M5s: niente simbolo al candidato sindaco contrario ad aborto e unioni civili

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 16/05

3' di lettura

I pentastellati hanno ritirato il loro sostegno al candidato sindaco Alessandro Murenu, dopo che alcuni suoi post contro aborto e unioni civili hanno scatenato la bufera sui social. "Chi vuole associare rivendicazioni contro la donna al MoVimento si sbaglia di grosso"

Il Movimento 5 Stelle ha revocato la certificazione del simbolo ad Alessandro Murenu, candidato alle Comunali di Cagliari del prossimo 16 giugno. Il nome di Murenu era già “sparito” in mattinata dalla griglia delle liste del M5S pubblicata sulla piattaforma Rousseau. Le motivazioni sono collegate ad alcuni post pubblicati su Facebook da Murenu contro le unioni civili e l'aborto. Post attorno ai quali, nelle ore scorse, si è scatenata una bufera "social". "Ci sono valori che fanno parte del Dna del MoVimento, come l'idea di una donna che ha diritti e doveri identici a quelli dell'uomo. Nel lavoro, in famiglia, in amore”, sottolinea il M5S (LO SPECIALE SULLE COMUNALI - LO SPECIALE ELEZIONI).

M5S prende distanze da chi sceglie idee "del congresso di Verona"

"Ribadiamo che siamo lontani anni luce dalle posizioni espresse al congresso di Verona e oggi prendiamo le distanze da quanto affermato dal candidato a sindaco di Cagliari Alessandro Murenu. Chi vuole associare rivendicazioni come quelle espresse a Verona contro la donna al simbolo del MoVimento, si sbaglia di grosso ed è fuori dal nostro progetto", afferma il Movimento in giornata. "Ci vuole rispetto per la donna, ma soprattutto coerenza. La lista non era stata ancora depositata. Al candidato sindaco è stata revocata la certificazione e inibito l'uso del simbolo. Non ci saranno candidati sindaci a Cagliari", spiega il M5S, considerando che non c’è più tempo per trovare un sostituto: il termine per presentare le liste scade sabato alle 12.

I post che hanno scatenato le polemiche

Murenu, cardiochirurgo dell’Azienda Ospedaliera Brotzu, 58 anni e padre di sei figli da due matrimoni diversi, è finito al centro delle polemiche per alcuni post apparsi nei mesi scorsi sul suo profilo (ora cancellato dal social network) e in questi giorni scovati dai follower. Tra questi, uno contro l’aborto ("chiamare l'aborto un diritto della donna è come chiamare la lapidazione un diritto dell'uomo") e uno contro le unioni civili gay ("non possono essere ritenute omogenee al matrimonio"). Ieri, già prima della decisione del Movimento di bandirlo dalle proprie liste, Murenu aveva cercato di chiarire la propria posizione in una nota: "La legge 194 non si tocca, così come non si torna indietro sui diritti delle persone omosessuali. La mia vita professionale e familiare testimonia questi valori, anche a difesa dei diritti dei migranti, ma prendo atto che con l'apertura della campagna elettorale si è messa in moto anche la macchina del fango". Parole che però non sono bastate per farlo rimanere in corsa con i pentastellati.

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