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Minenna, la Consob e il veto fantasma

1' di lettura

La nomina del presidente Consob comincia a essere urgente. Nessuno dice no all'attuale direttore. Ma il Quirinale resta freddo

Il cronista appoggia le orecchie sulle mura del Quirinale e ascolta. Bisogna essere pazienti. Disposti ad aspettare. Prima o poi, una o due voci si percepiscono. Poi si distingue anche qualche parola. Un acronimo: Consob. E un nome: Marcello Minenna. Allora il cronista capisce di cosa si parla. Della nomina del presidente della Consob. È nell’agenda del governo e comincia ad essere questione bruciante.

È un problema (e un’opportunità) per il governo gialloverde dal 13 settembre, giorno in cui Mario Nava si dimette, sfiancato dalle pressioni di Lega e Cinquestelle che dipingono lui – distaccato dagli uffici tecnici della commissione europea - inadeguato alla presidenza di un’authority nazionale. I mesi della manovra hanno distratto il governo dalla nomina del successore, ma non dall’idea di chi debba essere: Marcello Minenna, appunto. Lo vuole fortemente Di Maio. La fiducia nel personaggio i Cinquestelle l’avevano già dimostrata: prima scegliendolo come assessore al bilancio della giunta Raggi, poi non emarginandolo dalla cerchia dei loro preferiti anche dopo le sue dimissioni, il primo settembre 2016, giorno in cui l’amministrazione capitolina sembrava destinata a durare poco assai. Dall’altra parte, Salvini e la Lega hanno lasciato fare. La casella Consob pare non sia roba loro. Per Minenna non stravedono, ma – pubblicamente – lo appoggiano. Non combatterebbero, certo. E non si assumeranno la responsabilità politica della sua carriera da presidente, se fosse.

Le orecchie sulle mura del palazzo tornano a percepire qualcosa. Pronunciano il nome di Minenna, ma per sottolineare che il nome quassù non è mai arrivato e che, anche solo per questo, non ha nessun senso parlare di veto del Quirinale. Né, tantomeno, ha senso discettare – lo ha fatto Elio Lannutti, senatore pentastellato anti banche prima attento critico e ora sostenitore di Minenna – del fatto che Mattarella possa o no opporre un veto alla nomina. E poi, ascolta l’orecchio del cronista, il profilo del presidente della Consob deve essere “almeno” dello standing dei suoi predecessori. Che, per inciso, non avevano un giudizio pendente per un ricorso dei colleghi Consob riguardo una promozione a direttore, secondo loro “inattendibile nella valutazione” e carente di imparzialità e trasparenza. Altro, non si sente. Stacchiamo l’orecchio e torniamo in redazione.

Consiglio per l’ascolto: “Careless Whisper”, George Michael

   

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