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La Leopolda, Renzi e un popolo che cerca nome

3' di lettura

Il partito ancora non c'è. Ma all'appuntamento fiorentino nessuno parla del Pd. E Matteo ha trovato un elettorato

Se Renzi era in cerca di un elettorato, ben individuato e sufficientemente consistente, la Leopolda 9 parrebbe un passo avanti importante in questa ricerca. Al circo Massimo, a Roma, c’era un popolo. Perdonatemi se uso categorie antiche, ma a me è parso un popolo di sinistra. Forse un po’ meno accorto nel valutare le promesse rispetto a chi, anni fa, affollava le feste dell’Unità. Ma non troppo diverso, dal punto di vista – vorrei dire – antropologico. Alla Leopolda c’era una sala stracolma di gente. E altra gente fuori. Come mai prima, neanche ai tempi del Matteo di governo. E, elemento importante, di tutti i tipi. E pochissimi interessati al Pd, al congresso, alle primarie.

Insomma, la Leopolda 9 sembra la tappa fondamentale per la formazione non tanto e non ancora di un movimento o di un partito nuovo (che non sarà una costruzione difficile, perché ruoterà intorno un sol uomo, che fa il senatore e abita a Rignano), ma invece di quello che gli americani chiamano constituency. Qualcosa di più e di diverso di un elettorato di riferimento. Qualcosa che già c’è, ma non è ancora definito da una parola. Ecco, manca la parola. Ci vorrebbe uno come Tom Wolfe. Inventò il termine radical chic. Una cosa che c’era ma non aveva ancora nome. Non mi ci provo nemmeno.

Torniamo alla politica però. Come si fa ad avere un elettorato e non un partito? E’ contro natura. E in particolare, a me pare, contro la natura di Renzi. Vista in streaming, la kermesse fiorentina sembrava un po’ come il Sanremo di Claudio Baglioni: si vabbè le canzoni nuove, le idee nuove, i tavoli pieni di gente intelligente. Ma lo so che voi non vedete l’ora di sentire me. Il vostro Claudio. Il vostro Matteo. E giù con le canzoni. Un po’ nuove, un po’ vecchie. Per essere la chiusura di una manifestazione intitolata al futuro, il discorso finale di Renzi era rivolto molto al passato. Due terzi, diciamo. Tutti dedicati al regolamento di conti con i (vecchi?) nemici del Pd. Della nomenklatura del Nazareno, che non l’ha capito, che ha voluto il suo male e, in fondo, quello del Pd. Due terzi. Troppo per non essere un altro indizio su come andranno le cose. In un futuro prossimo, anche se forse non immediato.

Un altro elemento che può contribuire a costruire e magari accelerare verso quel futuro prossimo, per quanto paradossale possa sembrare, è il largo successo della Lega in Trentino. Prima del previsto, il Carroccio sta fagocitando Forza italia. Ma c’è una parte dell’elettorato azzurro che è antropologicamente (mi tocca richiamare il concetto) agli antipodi dei leghisti di rito salviniano. Può essere utile considerarlo, ragionando su quell’elettorato che ancora non ha un partito. È assai probabile che qualcuno lo stia già facendo. Aspettando un nuovo Tom Wolfe.

Consigli per l’ascolto: “Le Freak”, Chic

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