Michele Fioroni, difesa Israele è libertà di pensiero

Umbria
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"E' fiducia dell'uomo nel progresso" scrive sul suo blog

"Difendere Israele significa non solo conservare la memoria dello sterminio, ma anche la libertà di pensiero e la fiducia dell’uomo nel progresso": a sostenerlo è Michele Fioroni, assessore della Regione Umbria, sul suo blog. "Io sto con Israele" sottolinea. "Un Paese democratico sotto l’attacco di organizzazioni terroristiche. Non può esistere un’altra rappresentazione giornalistica che questa" scrive Fioroni. "Uno schema che si ripete - aggiunge -, la provocazione di Hamas e la reazione difensiva d’Israele. Eppure, per alcuni pezzi d’opinione pubblica e della politica italiana, c’è ancora una sorta d’indifferenza nei confronti delle vittime israeliane e di un popolo costretto a vivere costantemente sotto la minaccia dell’estremismo islamico. Israele non fa notizia, non lo fanno i suoi morti, come nemmeno un modello di stato da cui in molti avrebbero da imparare, in cui regna l’innovazione ed in cui la diversità è un valore. Un Paese che non può dimostrarsi debole, rimanendo inerme di fronte agli attacchi vili e spregiudicati di un movimento terroristico che usa Israele per regolare questioni politiche interne allo stato palestinese. E come arriva la reazione d’Israele, provocando inevitabilmente vittime palestinesi, si attiva subito un sistema di pensiero che cancella in un istante la memoria dei morti israeliani. Un negazionismo che sembra ripetersi". Fioroni parla quindi di "un territorio destinato a non avere pace, un territorio per cui si dimenticano alcune chiavi di lettura". "Non c’era il petrolio - prosegue - o altre ricchezze naturali al centro del sogno d’Israele. Nel visione del suo fondatore, David Ben-Gurion c’era il più inospitale dei deserti. Ben diverso lo scenario rispetto alle contese medio-orientali basate sull’oro nero e sulla rendita passiva della ricchezza del sottosuolo. Israele nasce già con il senso la sfida: rendere ospitale un contesto ambientale naturalmente ostile all’uomo. Ma l’ostilità peggiore si è dimostrata nei decenni, proprio quella dell’uomo. Israele ha vinto la sua battaglia con il deserto, ma è costretto ancora in guerra per sostenere il suo diritto ad esistere. Quello stesso territorio che oggi ospita un numero senza uguali di start-up, università che rappresentano l’avanguardia mondiale della tecnologia, in cui tutto sembra guardare al futuro, è costretto ancora a vivere con apprensione un presente fatto di sangue e missili. Quel popolo che ha rischiato di diventare cenere e che oggi fa fiorire i deserti. Quale più potente narrazione di pace si potrebbe trovare?". Fioroni parla quindi del "silenzio assordante dell’Europa, ormai un’ignava della politica internazionale". "L’Italia - sottolinea - potrebbe riempire questo vuoto, il presidente Draghi avrebbe la possibilità farsi interprete di una nuova diplomazia europea, sostenendo la vicinanza al popolo d’Israele e rafforzando al contempo gli ambiti di cooperazione economica e scientifica del nostro paese con gli eredi di Ben-Gurion. Bisogna rigettare con forza la lettura di Israele, culla oggi dell’innovazione, ma anche dei diritti civili, con la sola lente del conflitto israeliano-palestinese. La pluralità di un Paese che valorizza le diversità fa necessariamente paura nell’area. Un vento di democrazia e di pensiero destabilizzante, è questa la vera minaccia che Israele rappresenta oggi per i suoi oppositori".

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