Emergono nuovi dettagli sulla "necropoli dei bambini" di Lugnano

Umbria
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L'ultima scoperta è uno scheletro di un bimbo di circa 10 anni

(ANSA) - PERUGIA, 14 APR - Emergono nuovi dettagli sulla cosiddetta "necropoli dei bambini" di Lugnano in Teverina, l'area sepolcrale rinvenuta anni fa da un'equipe di archeologici statunitensi diretta dal professor David Soren. L'ultima scoperta è uno scheletro appartenente ad un bambino di circa 10 anni, che fa supporre che l'area cimiteriale non fosse destinata solo a neonati, feti e bimbi di pochissimi anni, come si pensava inizialmente.
    Tra le 50 sepolture finora rinvenute i resti del bambino più grande appartenevano infatti ad un defunto di circa tre anni.
    Secondo quanto riferisce l'amministrazione comunale, un recente studio della Stanford University, proposto dal professor David Pickel, l'età di questo bambino e il tipo di sepoltura unica, con un sasso posto nella sua bocca, rappresenta un'anomalia all'interno di un cimitero già anomalo. Il ricercatore statunitense conferma che il cimitero potrebbe essere molto utile per gli studi sulla terribile epidemia di malaria che colpì l'Umbria e il centro Italia circa 1500 anni.
    In base a quanto riporta il vicesindaco di Lugnano, Alessandro Dimiziani, anche il professor Soren, che dirige gli scavi dal 1987, ha dichiarato, in merito alla necropoli, di non aver "mai visto nulla di simile" e che è "estremamente inquietante e strano". Nelle cinque stanze riadattate a cimitero, gli archeologi hanno trovato le ossa di bambini e neonati con accanto oggetti e resti di animali, in particolare di cuccioli di cane, che testimoniano la volontà di accompagnare i piccoli resti con quelli di compagno nell'oltretomba. Altro particolare sul quale si stanno concentrando gli studiosi è il fatto che tutti i bambini furono sepolti nell'arco di poche settimane, o forse anche di pochi giorni, durante una lunga estate che portò una terribile malattia ritenuta fra le possibili concause del declino del mondo antico. Nel 452, il re degli Unni, Attila, rinunciò a marciare verso Roma e una delle ipotesi è che venne dissuaso da una sconosciuta pestilenza.
    Secondo gli archeologi che studiano la Necropoli di Lugnano, quella pestilenza non era altro che la malaria, responsabile della morte dei bambini sepolti nella villa romana. (ANSA).
   

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