Mafia, operazione della Dia a Caltanissetta: nove arresti

Sicilia
©Ansa

Contestati i reati di bancarotta fraudolenta e concorso nel reimpiego di beni di provenienza illecita. Tra gli indagati due imprenditori: uno già condannato per reati di mafia, l’altro impegnato nell’associazionismo industriale e nell’antiracket. Sequestrate anche 3 imprese, per il valore complessivo di oltre 1,5 milioni

La Dia di Caltanissetta, su delega della Procura Distrettuale Antimafia nissena, ha eseguito stamane un'ordinanza di custodia caulare nei confronti di 9 persone, alle quali vengono contestati i reati di bancarotta fraudolenta e il concorso nel reimpiego di beni di provenienza illecita.

In particolare, le misure interdittive di divieto di esercitare imprese riguardano un noto imprenditore di Napoli, rappresentante di società private e pubbliche, impegnato nell'associazionismo industriale e nell'antiracket, e due imprenditori originari della provincia di Messina ma da tempo residenti a Caltanissetta. Ai domiciliari invece è finito un imprenditore di Gioiosa Marea (Messina), già condannato per reati di mafia.

I sequestri

Il provvedimento del Gip ha previsto anche il sequestro, per un valore complessivo stimato in oltre 1 milione e mezzo di euro, delle quote sociali e dell'intero patrimonio del consorzio stabile "Virgilio", con sede legale a Napoli, nonché delle società "Cantieri Generali s.r.l.", con sede a Caltanissetta, e "Polime s.r.l.", di Messina, poiché ritenute strumentali alla commissione del reato di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

I legami fra imprenditore antiracket e mafioso

Impegnato nell'antiracket napoletano, il noto imprenditore partenopeo G. F. aveva contatti continui con l'imprenditore condannato per mafia F. S., mentre quest'ultimo si trovava in regime di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Secondo la ricostruzione della Dia di Caltanissetta l'uomo sarebbe stato una sorta di socio occulto del consorzio Virgilio che si occupa dei lavori di ampliamento del Palazzo di giustizia. Era stato il consorzio Coroim ad aggiudicarsi quei lavori nell'agosto del 2012 e prima di fallire aveva stipulato un contratto di affitto di ramo di azienda trasferendo tre appalti, tra cui quello del Palazzo di giustizia, alla Virgilio. L'imprenditore partenopeo, presidente del consorzio, aveva rapporti continui con il condannato, il quale sta scontando una pena residuale in carcere per una imputazione di 110-416 bis in seguito a una sentenza del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Per prendere decisioni in merito alla governance e alla gestione della Virgilio, sulla effettuazione dei lavori dell'appalto del palazzo di giustizia, G. F. avrebbe ricevuto direttive e consigli da F. S.. Contatti quasi continui a telefono ma anche di persona visto che il primo andava a trovare l'altro fino a Gioiosa Marea e in una occasione si incontrarono a Roma. 

 

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