Mafia a Gela, sgominata banda della "Stidda": arresti tra la Sicilia e la Lombardia

Sicilia

Le indagini hanno portato alla luce diverse spedizioni punitive compiute dagli "stiddari". Il Procuratore di Caltanissetta: "Operavano come uno Stato nello Stato"

Sventata una nuova guerra di mafia grazie al blitz della polizia contro la "Stidda" di Gela, che aveva il suo quartiere generale a Brescia. Cinquecento uomini armati erano pronti a scatenarla. In carcere sono finiti capi, gregari e semplici affiliati della cosca dei Di Giacomo. Secondo gli investigatori, negli ultimi anni il clan avrebbe preso con la violenza e le estorsioni il controllo su buona parte del territorio, gestendo il traffico di droga, infiltrando l'economia legale con imprese di comodo e imponendo i prodotti delle proprie aziende ai commercianti.

Il sequestro

Inoltre, nell'ambito dell'operazione antimafia "Stella cadente", contro i clan "stiddari" nisseni, il Gip di Caltanissetta ha disposto il sequestro preventivo di alcune aziende, il cui valore è ancora in fase di accertamento. Sono stati sequestrati l'intero capitale sociale e compendio aziendale della Cartaplastic srls, con sede legale a Gela, operante nell'ambito del commercio di saponi e detersivi e ingrosso di altri prodotti nel settore alimentare, con intestazione a Laura Cosca quale titolare delle quote; l'intero capitale sociale e del compendio aziendale della Sweet Plastic srls, con sede legale a Gela, operante nell'ambito del commercio di saponi e detersivi e ingrosso di altri prodotti nel settore non alimentare, intesta sempre a Cosca; l'intero capitale sociale e compendio aziendale della Malibu' Indoor srls, con sede in Gela, che si occupa d'intrattenimento all'interno della discoteca Malibù di Gela, con intestazione di parte delle quote a Giuseppe D'Antoni.

Le indagini

Le indagini hanno portato alla luce diverse spedizioni punitive compiute dagli "stiddari" e consentito di ricostruire decine di estorsioni nei confronti di quei commercianti e quegli imprenditori che non volevano sottomettersi al volere del clan e che hanno trovato il coraggio di denunciare.

Le intercettazioni

Ascoltando centinaia di ore di intercettazioni, gli investigatori hanno accertato che la cosca aveva una potenzialità "militare" costituita, appunto, da 500 persone. "Cinquecento leoni", come si chiamavano tra di loro durante le telefonate intercettate, che erano pronti a entrare in azione al primo cenno dei capi. I poliziotti hanno anche ripreso diverse spedizioni punitive alle quali gli stiddari si presentavano armati, danneggiamenti e incendi ai danni di chi si opponeva al potere del clan.

Le parole del Procuratore di Caltanissetta

"L'operazione ha per oggetto il rientro a Gela di alcuni soggetti apicali della Stidda. Fortissima la loro capacità di penetrazione nel tessuto sociale ma anche economico. Un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e tentate estorsioni. Ma anche una serie di intestazioni fittizie dei beni e attività di riciclaggio". Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta, Amedeo Bertone, nel corso della conferenza stampa sull'operazione antimafia Stella Cadente. Poi: "Agli stiddari si rivolgevano anche degli imprenditori per risolvere i loro problemi. La Stidda operava come uno Stato nello Stato. Organizzavano spedizioni punitive simili a sceneggiature televisive. Vedere certe immagini è stato forte anche per noi. Avevamo la sensazione di essere davanti a un set televisivo. In un'occasione prendono la testa di un soggetto e gliela sbattono al muro, in un'altra imbracciano il fucile e sparano dall'auto. Quando alcuni imprenditori hanno trovato il coraggio di denunciare, accompagnati dal presidente dell'antiracket di Gela, abbiamo registrato gli incontri tra la vittima e i fratelli Di Giacomo".

Il sindaco di Gela: "Anche la politica ha l'obbligo di fare la sua parte"

"La vasta e brillante operazione condotta dalle forze dell'ordine, che con l'arresto fra l'altro di trentacinque gelesi ha assestato un durissimo colpo alle organizzazioni criminali, dimostra come lo Stato sia fortemente impegnato a garantire una libera e democratica convivenza civile". Lo ha detto il sindaco di Gela, Lucio Greco, alla guida di una giunta che comprende esponenti di liste civiche ma anche di Pd e Forza Italia. "Nell'esprimere pieno apprezzamento ai tutori dell'ordine - scrive in una nota il primo cittadino - non posso però, in qualità di sindaco, non manifestare la mia preoccupazione per la forte e radicata presenza di forze criminali nella nostra città". Per il sindaco di Gela, "anche la politica ha l'obbligo di fare la sua parte e può farlo solo con azioni improntate sempre alla legalità e con comportamenti ineccepibili".

Maxioperazione in tutta Italia

Inoltre, in diverse province italiane guardia di finanza e polizia hanno eseguito una maxioperazione che ha portato a una settantina di arresti e sequestri per 35 milioni di euro. Ad accertare l'operatività di una cosca mafiosa di matrice stiddara, con quartier generale a Brescia, che ha pesantemente inquinato diversi settori economici attraverso la commercializzazione di crediti d'imposta fittizi per decine di milioni di euro, è stata la Procura della Repubblica di Brescia.

Il modus operandi

Pur mantenendo le modalità mafiose, la Stidda nell'agire quotidiano si è dimostrata capace di una vera e propria metamorfosi evolutiva, sostituendo ai reati tradizionali nuovi business, utilizzando quale anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori i colletti bianchi, i quali individuavano tra i loro clienti (disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria, Sicilia) quelli disponibili al risparmio facile. 

Le dichiarazioni del Procuratore di Brescia

"Sono complessivamente duecento le persone indagate nell'ambito di questa delicata inchiesta della distrettuale antimafia di Brescia durata due anni e nata nell'ottobre 2017". Lo ha detto il procuratore capo di Brescia, Carlo Nocerino. "Il gip ha confermato l'impianto accusatorio emettendo 70 misure cautelari tra carcere e arresti domiciliari. Sono tre i filoni investigativi e il più importante è quello della criminalità organizzata con la contestazione del 416 bis a 13 soggetti legati al territorio di Brescia. C'è un'autonoma, strutturata e funzionale cellula della mafia gelese sul territorio di Brescia", ha continuato Nocerino. Infine: "Tra l'inchiesta della Procura di Brescia e quella della Procura di Caltanissetta sono emerse due organizzazioni criminali di stampo mafioso separate. L'organizzazione bresciana ha fortemente respinto un tentativo di abbordaggio della Stidda gelese. Un tentativo di bloccare la cellula bresciana che ha però resistito manifestando l'intenzione di mantenere la propria l'autonomia".

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