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Concorsi truccati, sospeso il rettore dell'Università di Catania. Indagati 40 docenti

6' di lettura

I reati ipotizzati sono associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta. Sono 27 i concorsi al centro delle indagini su "Università bandita" della Digos coordinate dalla Procura etnea

Il Gip ha sospeso dal servizio il rettore di Catania, Francesco Basile, e altri nove professori, con posizioni apicali all'interno dei Dipartimenti dell'università, indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta. L'inchiesta, denominata "Università Bandita", è nata da indagini avviate dalla Digos della Questura etnea su 27 concorsi che per l'accusa sono stati "truccati". E in particolare riguardano l'assegnazione di 17 posti per professore ordinario, quattro per professore associato e sei per ricercatore. L'ordinanza applicativa della misura interdittiva della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio è stata emessa dal Gip di Catania, su richiesta della locale Procura distrettuale, ed è stata eseguita dalla polizia. 

Concorsi organizzati ad hoc

Le indagini, nate da una querelle che c'era stata in precedenza tra un professore e l'ex rettore Pignataro e che riguardava una procedura amministrativa, hanno accertato come nessuno spazio dovesse essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo potesse essere presentato contro le decisioni degli organi statutari. C'era un vero e proprio "codice di comportamento sommerso" operante in ambito universitario secondo il quale gli esiti dei concorsi dovevano essere predeterminati dai docenti interessati. Il bando sarebbe, infatti, stato costruito ad hoc attorno al vincitore, le pubblicazioni sarebbero stata stabilite in base a quelle che lui aveva e l'ordine di chiamata sarebbe stato deciso in base alla possibilità di avere una persona invece che un'altra. Da quanto trapela, le regole del codice avevano anche un preciso apparato sanzionatorio e le violazioni erano punite con ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico. Si sarebbero inoltre creati finti eventi culturali per poter pagare le trasferte ai commissari. In un colloquio intercettato dagli investigatori, un presidente di una commissione di concorso e il capo di un dipartimento, in presenza del vincitore designato, avrebbero chiamato una persona che aveva presentato la domanda convincendola a revocarla. Man mano che gli investigatori controllavano i concorsi non sono riusciti a trovarne uno solo svolto con criteri meritocratici. L'unica volta in cui il soggetto più meritevole stava vincendo un concorso, la commissione sarebbe stata 'richiamata all'ordine' dal rettore, che avrebbe imposto invece una modifica del concorso per far vincere chi era stato precedentemente designato.

"Pizzini" per eleggere il Cda dell'Ateneo

Il consiglio di amministrazione dell'ateneo catanese sarebbe stato deciso a tavolino dall'ex rettore Pignataro, anche lui indagato, e dall'attuale Basile. I due avrebbero stabilito anticipatamente chi doveva farne parte e avrebbero materialmente consegnato 'pizzini' a due degli indagati Giuseppe Sessa (presidente del coordinamento della Facoltà di Medicina) e Filippo Drago (direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche), che li avrebbero distribuiti a tutti i componenti del Senato accademico. È un altro particolare emerso dall'operazione 'Università bandita'. I 'pizzini' sarebbero stati dati non solo ai docenti ma anche al personale tecnico - amministrativo e ai rappresentanti degli studenti. "C'è stata una maggioranza bulgara sulla volontà del rettore", un commento intercettato dagli investigatori sull'esito della votazione per l'elezione dei componenti del consiglio di amministrazione.

Sistema esteso ad altri atenei

Gli investigatori hanno sottolineato come il sistema non sia ristretto alla sola Università etnea, ma si estenda ad altri atenei italiani (non è stato reso noto quali) i cui docenti, nel momento in cui venivano selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di "non interferire" sulla scelta del futuro vincitore compiuta favorendo il candidato interno, che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole. Nel fascicolo sono iscritti complessivamente 66 indagati: 40 professori dell'università di Catania e 20 degli atenei di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste e Venezia. Risultano indagate anche altre sei persone a vario titolo collegate con l'università di Catania. La Digos della Questura di Catania, oltre ai 27 concorsi ritenuti 'truccati', sta svolgendo indagini su altre "97 procedure concorsuali sulle quali - ritiene la Procura distrettuale etnea - sussistono fondati elementi di reità circa la loro alterazione". La polizia ha eseguito 41 perquisizioni nei confronti di 40 indagati.

La precisazione dell'università di Verona

L'ateneo di Verona precisa che "ad oggi non è stata ricevuta alcuna comunicazione da parte delle autorità giudiziarie e che non è stato comunicato nessun provvedimento giudiziario nei confronti di docenti dell'ateneo. Si ricorda, inoltre - conclude la nota dell'università - che tali indagini non riguardano concorsi indetti dall'ateneo di Verona".

Le parole del direttore dell'università di Catania

"Attendiamo di conoscere meglio i contorni dei provvedimenti assunti dalla magistratura e successivamente adotteremo gli atti necessari, di concerto con il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca", scrive il direttore generale dell'Università di Catania, Candeloro Bellantoni in una nota.

Le dichiarazioni del pm

"L'indagine ha consentito di svelare un sistema di nefandezze che purtroppo macchia in maniera veramente pesante il nostro Ateneo perché coinvolge tutti i personaggi di maggiore responsabilità al suo interno", sono le parole del procuratore della Repubblica Catania, Carmelo Zuccaro. Poi: "Abbiamo accertato che questo sistema, che vedeva al vertice il precedente rettore e il rettore attuale ha inquinato il sistema di votazione all'interno dell'Ateneo per la nomina del rettore e per la nomina degli organi più importanti. A cascata questo sistema si é perpetuato per condizionare numerosi concorsi di tutti i dipartimenti. Un sistema che non esito a definire squallido perché le persone che vengono proposte non sono le più meritevoli per aggiudicarsi il titolo. Quando qualcuno ha il coraggio di proporsi come candidato per questo posto nonostante il capo del dipartimento abbia deciso che non sia venuto il suo momento, queste persone vengono fatte oggetto di critiche pesanti, addirittura di ritorsioni da parte del capo del dipartimento".

(ANSA) - CATANIA, 28 GIU - Il provvedimento del Gip sfociato stamane nella sospensione del rettore di Catania Francesco Basile e di altri nove professori, indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta, è stato emesso sulla base di indagini coordinate dalla Procura etnea eseguite dalla Digos dal giugno del 2016 al marzo del 2018. L'inchiesta ha svelato quella che gli investigatori hanno definito un'associazione a delinquere che avrebbe avuto come capo il rettore dell'Università di Catania Francesco Basile e di cui sarebbe stato promotore il suo predecessore Giacomo Pignataro, finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati per alterare il naturale esito dei bandi di concorso per il conferimento degli assegni, delle borse e dei dottorati di ricerca, per l'assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell'Ateneo (Consiglio d'Amministrazione, Nucleo di Valutazione, Collegio di Disciplina), per l'assunzione e la progressione in carriera dei docenti universitari. Gli investigatori hanno sottolineato come il sistema non sia ristretto all'Università etnea ma si estende ad altri atenei italiani - non è stato reso noto quali - i cui docenti, nel momento in cui sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di 'non interferirè sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente favorendo il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole. Tra i 40 indagati vi sono anche coloro che hanno vinto i concorsi. Diciassette dei concorsi che sarebbero stati truccati sono per professore ordinario, quattro per professore associato, sei per ricercatore.(ANSA). DA 28-GIU-19 12:40 NNN

Data ultima modifica 28 giugno 2019 ore 14:35

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