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Omicidio Nicoletta Indelicato, la donna fermata: “Io non c'entro”

I titoli di Sky Tg24 delle 13 del 22/03

2' di lettura

“Anche io sono stata vittima di Carmelo Bonetta" sono le parole pronunciate davanti ai magistrati da Margareta Buffa, fermata dai carabinieri assieme a Bonetta con l'accusa di omicidio e soppressione di cadavere

"Io non c'entro nulla con l'omicidio di Nicoletta Indelicato. Anche io sono stata vittima di Carmelo Bonetta". Lo ha dichiarato, oggi, nell'interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Marsala, Riccardo Alcamo, la 29enne di origine romena, Margareta Buffa, sottoposta a fermo dai carabinieri all'alba di mercoledì insieme a Carmelo Bonetta, 34 anni, originario di Termini Imerese, con l'accusa di omicidio e soppressione di cadavere. Secondo quanto ricostruito, Nicoletta, 24 anni, è stata uccisa a coltellate e poi bruciata sabato notte nelle campagne di Marsala.

L'interrogatorio

Buffa avrebbe scaricato tutte le responsabilità del delitto su Bonetta, che ha confessato l'omicidio di Nicoletta, 25 anni, anche lei romena adottata da una coppia marsalese, durante il primo interrogatorio condotto da carabinieri e Pm. Durante la deposizione, avvenuta la notte tra martedì e mercoledì, Bonetta ha detto dove si trovava il cadavere: in un vigneto di contrada Sant'Onofrio, a circa sette chilometri nell'entroterra del centro di Marsala. Davanti al Gip erano presenti il procuratore Vincenzo Pantaleo e il sostituto Anna Cecilia Maria Sessa e gli avvocati difensori Natale Pietrafitta e Marcella Buttitta. Buffa ha inoltre affermato di non essere la fidanzata di Bonetta.

La ricostruzione della donna

Dopo essersi avvalsa della facoltà di non rispondere nel primo interrogatorio davanti a Pm e carabinieri, Buffa, davanti al Gip, ha parlato per oltre due ore, ricostruendo i fatti accaduti la notte tra sabato e domenica scorsi, quando intorno all'una fu uccisa Nicoletta. Sembra che la ricostruzione dei movimenti, prima in un bar del centro di Marsala e poi in auto verso contrada Sant'Onofrio, fatta da Buffa coincida, a grandi linee, con quella di Bonetta, ma diverge su particolari fondamentali. La donna, infatti, ha dichiarato che Bonetta gli aveva detto che si sarebbe nascosto nel bagagliaio della sua auto, una Lancia Y, soltanto per "fare uno scherzo", ma poi è uscito e ha accoltellato e dato fuoco a Nicoletta, mentre lei era sotto shock per quello che stava accadendo. E quindi non era svenuta, come aveva detto in una prima fase agli inquirenti, prima di chiudersi nel silenzio.  

L'ombra del satanismo

Bonetta ha affermato che l'auto guidata da Buffa si è fermata proprio nel luogo in cui ha, poi, commesso il delitto perché in quel posto, lungo il margine della strada che costeggia contrada Sant'Onofrio c'è un'antica cappella abbandonata scavata nella roccia dove lui sapeva che si compiono riti satanici o messe nere. Bonetta lo ha dichiarato nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al Gip Riccardo Alcamo. Davanti allo stesso magistrato, però, Buffa ha affermato che si sono fermati in quel luogo perché la sua auto ha avuto un "guasto". All'interno della cappella, in apparenza abbandonata da secoli, c'è un leggio in metallo di recente realizzazione sul quale sono poggiati nove lumini di cera. La cappella è stata scavata nella grossa pietra, una sorta di monolite accanto al vialetto d'ingresso al vigneto nel quale è stato trovato il cadavere di Nicoletta. Entro sabato 23 marzo il Gip dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta di convalida dei due fermi. Intanto, alla luce delle dichiarazioni della Buffa, gli avvocati Natale Pietrafitta e Marcella Buttitta hanno immediatamente rinunciato al mandato difensivo, continuando ad assistere soltanto Bonetta.

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