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Un anno di antimafia in Sicilia: Cosa nostra cerca il consenso sociale

Sicilia
Foto di archivio (ANSA)

Dalle inchieste sulle stragi alla latitanza di Matteo Messina Denaro, passando per le nuove strategie di Cosa nostra: il racconto di un anno di indagini 

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L'inaugurazione del nuovo anno giudiziario, che si è tenuta sabato 26 gennaio, non è solo un evento istituzionale, ma il momento per fare il punto su importanti temi come quello della lotta alla mafia. Da Catania a Caltanissetta, passando per Palermo, dal lavoro dei magistrati emergono le nuove strategie messe in campo dalla mafia, nuove sfide da affrontare e vecchi fantasmi da sconfiggere.

Palermo, Lo Voi: “ Cosa nostra è ancora forte e pervasiva”

"Recenti indagini hanno avuto una certo eco facendo comprendere a tutti che la presenza di Cosa nostra è ancora forte e pervasiva. Abbiamo una mafia che detiene il controllo dei traffici di droga in aumento, che si è pesantemente infiltrata nel settore delle scommesse online, fonte di guadagni enormi e tranquilli perché non c'è la controparte. C'è una mafia che continua a imporre il pizzo e porre in essere estorsioni". Sono queste le parole che il procuratore capo, Francesco Lo Voi, ha pronunciato nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo. "C'è un'infiltrazione nell'economia che è massiccia e a questo proposito cito un dato: tra il 2015 e il 2018 sono state iscritte ben 347 persone con l'accusa di intestazione fittizia dei beni - ha spiegato Lo Voi - Ciò significa che queste persone, fatta salva la presunzione di innocenza per i giudizi in corso, si sono prestate e si sono rese disponibili a coprire le attività economiche dei soggetti indiziati mafiosi suscettibili di confisca dei beni. Questo significa da un lato infiltrazione nell'economia dal versante mafioso e dall'altro disponibilità alla creazione di coperture e questo dal versante della società civile, inclusi gli aiuti da parte dei professionisti di vario genere. Per non parlare delle forme di riciclaggio in Italia e all'estero che rendono le indagini per recuperare i beni di provenienza illecita estremamente difficili".

Scarpinato: “Dalla violenza al consenso”

Dopo gli arresti di boss e fiancheggiatori e il sequestro di ingenti patrimoni la mafia ha cambiato le sue strategie. "Si sta rigenerando - ha detto il Pg Roberto Scarpinato nella relazione di apertura dell'anno giudiziario a Palermo - e sta dimostrando di potere ricorrere a varie strategie di resistenza. Da un lato mantiene i metodi intimidatori classici e dall'altro ha avviato un processo di lento e sotterraneo mutamento del metodo di rapportarsi con la società civile. Potremmo definire questa traiettoria - ha aggiunto Scarpinato - come una progressiva transizione dalla violenza al consenso".

Caltanissetta: dalle stragi alla latitanza di Matteo Messina Denaro

"Nel distretto pendono attualmente i più rilevanti processi a Cosa nostra: le stragi Falcone e Borsellino e in primo grado il processo nei confronti del latitante Matteo Messina Denaro, quale mandante delle stragi di Capaci e via D'Amelio, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese e a tutt'oggi latitante. Pende anche in primo grado il processo per la strage di Pizzolungo nei confronti di Enzo Galatolo già condannato all'ergastolo per l'omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa". A ricordarlo è la presidente della Corte d'appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, intervenuta durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario. "Cosa nostra – aggiunge Vagliasindi - continua ad imperversare nel territorio del distretto ed è l'organizzazione mafiosa di principale riferimento dedita al controllo dell'economia legale soprattutto nel settore degli appalti del movimento terra, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dell'edilizia, dell'agricoltura e del mercato ittico, oltre che al controllo del settore del gioco e delle scommesse, del traffico illecito degli stupefacenti, del traffico illecito dei rifiuti, dell'illecito sfruttamento dei siti minerari, evidenziando, altresì, straordinarie capacità di espansione anche nei territori di altre regioni, soprattutto in Liguria, Toscana, Piemonte e, come recentemente emerso, nel Lazio e in Lombardia, e all'estero, in particolare in Germania. Il mafioso - sottolinea la presidente - non si accontenta dell'accaparramento dei profitti, mira ad accreditarsi socialmente a lucrare un patrimonio di relazioni sociali che gli assicura consenso, relazioni fruttuose con apparati della pubblica amministrazione, mira alla conquista dei mercati non solo nella zona di originaria affermazione del clan, ma anche all'estero".

Non lasciare soli i magistrati che indagano

"In un territorio ad altissimo indice di densità mafiosa non è accettabile il rischio dell'isolamento dei magistrati perché ha un costo troppo alto – ha continuato Vagliasindi prima di aggiungere – Occorre l'implementazione di risorse e strutture in un distretto, che per previsione processuale è contenitore dei più rilevanti processi di mafia dell'area palermitana e che è comunque gravato da un notevolissimo contenzioso sia civile che penale, la Corte di Appello e i Tribunali del distretto non possono funzionare con un esiguo numero di magistrati. Basti pensare - ricorda la presidente - che in Corte d'Appello sono appena dieci i consiglieri di cui cinque nell'area penale e tre nell'area civile, oltre due addetti esclusivamente al settore lavoro. È stato anche soppresso uno dei due posti di magistrato distrettuale così depotenziando la possibilità di sopperire ai vuoti di organico. Carenze - osserva il presidente della Corte d'appello di Caltanissetta - si registrano anche per il personale amministrativo".

Sava: “È una mafia fluida”

"I processi che qui si celebrano, non hanno uguali anche per il loro valore altamente simbolico. La strage di Capaci e la strage di via D'Amelio, per citarne solo alcuni, richiederebbero l'apporto di ben altro e numeroso organico di magistrati e personale amministrativo. Non perché questa attenzione sia dovuta alle nostre persone, ma come segno di rispetto per i morti. Perché è in queste aule che si sono celebrati e si celebrano ancora i più gravi processi per le stragi di mafia che hanno sconvolto il nostro Paese". Così il Procuratore generale, Lia Sava, ha spiegato le sfide da affrontare chiedendo che "vengano colmati i vuoti in organico". Il Pg lancia l'allarme su una "Cosa nostra in piena attività" contro cui "non si può abbassare la guardia". "È una mafia fluida, le nuove generazioni di mafiosi non hanno più coppola e lupara, non mangiano più cicoria selvatica, come Provenzano durante la sua latitanza, ma sfruttano gli strumenti tecnologici e le nuove possibilità di investimenti rapidi per insinuarsi, come un liquido, in ogni settore che produce guadagni" E dalle statistiche dell'ultimo anno emerge che sono in aumento i reati di spaccio e traffico di stupefacenti realizzati per conto della mafia, i riciclaggi. Cosa nostra fluida e silente è pericolosissima - prosegue Sava - i segni minacciosi degli ultimi mesi, diversi e particolarmente inquietanti, hanno imposto di elevare anche i livelli di sicurezza standard di questo Palazzo di giustizia. Nel distretto di Caltanissetta la mafia continua a coinvolgere minorenni nella commissione di reati tipici delle organizzazioni criminali e sempre fra i minori sono in aumento bullismo e pornografia minorile. Fra i minori stranieri non accompagnati ci sono giovani donne vittime di stupri e di conseguenti gravidanze indesiderate".

Catania, Meliadò: “Numerosi i processi per mafia”

"Dalle relazioni degli uffici inquirenti di primo grado emerge come rilevante rimanga il numero dei procedimenti che riguardano fatti di criminalità organizzata". Questo uno dei campanelli di allarme fatto emergere dal presidente della Corte d'Appello di Catania, Giuseppe Meliadò, che ha presentato la sua relazione durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario. "In particolare – aggiunge Meliadò – le indagini svolte hanno dimostrato come le organizzazioni mafiose continuano a reinvestire i cospicui profitti derivanti dai traffici criminali ed in particolare dal traffico della droga, in attività economiche apparentemente lecite ma esercitate con il metodo mafioso, realizzando così un'infiltrazione nel settore economico che finisce per depotenziare ed escludere dal mercato l'iniziativa imprenditoriale sana. Sotto il profilo operativo – osserva Meliadò – si conferma la tendenza da parte dei gruppi mafiosi ad evitare aperte contrapposizioni reciproche e a mantenere quella condotta di 'inabissamento' già riscontrata negli anni trascorsi, ritenuta funzionale ad evitare situazioni di allarme sociale che potrebbero aumentare il livello di attenzione delle istituzioni e delle forze dell'ordine. In particolare, Cosa nostra - sottolinea Meliadò - non appare perseguire il monopolio delle attività criminali di più modesto profilo (rapine, piccole estorsioni, spaccio di modeste dimensioni) quanto gli obiettivi economicamente più redditizi derivanti dal controllo, tra le altre, delle attività commerciali inerenti alle costruzioni, al trasporto, specie quello su gomma, alla gestione delle sale scommesse e delle scommesse clandestine, ai rifiuti e naturalmente al traffico di stupefacenti su larga scala. Permane il tradizionale interesse mafioso - rileva il presidente - per le attività di estorsione e di usura, strumento per affermare il controllo sul territorio e per ottenere risorse da destinare al mantenimento in carcere dei congiunti; sono altresì emersi significativi interessi ed infiltrazioni nel settore delle scommesse online, settore gestito anche tramite piattaforme illegali operanti su internet, nonché nel settore della distribuzione ed importazione di prodotti petroliferi con modalità fraudolente volte ad eludere l'imposizione fiscale".