Mafia, Palermo: condannati 13 boss del quartiere Borgo Vecchio

Sicilia
Immagine d'archivio (Agenzia Fotogramma)

Le indagini, che un anno fa avevano portato a 17 arresti, erano scattate a seguito di una massiccia ribellione dei commercianti del quartiere al pizzo loro imposto 

Si è concluso con 13 condanne il processo, in rito abbreviato, a boss e uomini d’onore appartenenti alla famiglia mafiosa del quartiere Borgo Vecchio di Palermo, situato nel cuore della città. Complessivamente il GUP di palermo ha inflitto pene per oltre mezzo secolo di carcere. Le indagini, che un anno fa avevano portato a 17 arresti, erano scattate a seguito di una massiccia ribellione dei commercianti del quartiere al pizzo loro imposto.

La rivolta anti-pizzo

Alcuni degli esercenti avevano dovuto sottostare all’imposizione del pizzo per 15 anni. "Nel 2010 mi telefonarono per invitarmi a cercare un amico”, aveva raccontato il titolare di un ristorante palermitano. "Mi rivolsi allora a un collega commerciante, che qualche giorno mi portò il messaggio: devi pagare 1000 euro". Le rivelazioni dei commercianti erano state confermate dal pentito Giuseppe Tantillo, fratello del boss Domenico. Tantillo inoltre aveva raccontato che a capo della famiglia era stato messo Elio Ganci, appena scarcerato: "Noi abbiamo parlato con lui per sapere se nel caso era disposto a continuare, e lui ci ha detto di sì", aveva dichiarato il pentito.

Le condanne

Al vertice del mandamento, secondo l'accusa, erano anche Fabio Bonanno, Salvatore D'Amico, Luigi Miceli e Domenico Canfarotta, che, però, è stato assolto. Miceli avrebbe anche partecipato al pestaggio di due fruttivendoli, "colpevoli" di aver maltrattato un concorrente vicino al clan. La pena più alta (6 anni e 4 mesi) è stata inflitta al capomafia Fabio Bonanno. Salvatore D'Amico ha avuto 4 anni e 6 mesi, Elio Ganci 2 anni e 2 mesi in continuazione con una precedente condanna, Luigi Miceli 5 anni e 2 mesi e Domenico Tantillo 5 anni e 8 mesi. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e rapina.

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