Lesioni a un fermato, condannati 3 poliziotti a Patti

Sicilia
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Sono stati condannati per le percosse inferte ad Alessandro Salmeri, 24 anni, arrestato la notte di Capodanno del 2013. Tutti e 3 ricorreranno in appello 

Tre poliziotti sono stati condannati a Patti (Messina) per le percosse inferte ad Alessandro Salmeri, 24 anni, di Gioiosa Marea, nel Messinese, arrestato la notte di Capodanno del 2013, quando una volante lo aveva fermato mentre stava discutendo animatamente con dei coetanei. I poliziotti aveva arrestato Salmeri, all’epoca dei fatti 19enne, per resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice ha inflitto agli agenti condanne da 4 a 5 anni, più di quanto chiesto dal PM, e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. La famiglia del ragazzo e alcuni testimoni avevano sostenuto che gli agenti lo avevano colpito con schiaffi e pugni ancora prima di farlo salire sulla volante. Lo stesso fermato aveva denunciato i due poliziotti intervenuti, Tindaro Bonsignore e Aurelio Schepisi, e un terzo collega, Massimo Mollica, che si trovava al posto di guardia del commissariato di Patti, sostenendo di aver ricevuto manganellate mentre si trovava negli uffici di polizia.

Il fatto

I sanitari dell'ospedale di Patti avevano giudicato le lesioni riscontrate sul 19enne guaribili in 38 giorni. Gli agenti avevano dichiarato che Salmeri quelle ferite se le era procurate da solo attraverso atti di autolesionismo. Il pubblico ministero Alessandro Lia aveva chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi per Bonsignore, 4 anni per Schepisi e 3 anni per Mollica. Invece, il giudice Eleonora Vona, ha inflitto condanne più pesanti: rispettivamente 5 anni, 4 anni e 6 mesi e 4 anni. I primi due sono accusati di lesioni gravi e di aver reso falsa testimonianza durante l’udienza di convalida, mentre il terzo di aver falsamente verbalizzato l’accaduto e omesso di sporgere denuncia alle autorità competenti. Il giudice ha anche condannato gli imputati e il Ministero dell’Interno al risarcimento dei danni alle parti civili da liquidarsi in separata sede, nonché al pagamento delle spese processuali. I 3 condannati ricorreranno in appello.  

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