Covid, Campania resta “arancione”: a Napoli ristoratori bloccano il lungomare

Campania
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Sul posto sono presenti i carabinieri. Per il momento la situazione è tranquilla, a eccezione delle ripercussioni sul traffico in un pomeriggio di mobilità particolarmente intensa a causa dello shopping. I manifestanti chiedono un incontro con il Prefetto

Proteste a Napoli contro la decisione del governatore Vincenzo De Luca di mantenere la Campania in fascia arancione anziché in quella gialla fino al 24 dicembre, quando entreranno in vigore le misure varate dal Governo. A manifestare sono soprattutto i ristoratori, che sono scesi in strada sul lungomare di Napoli, nella zona di piazza Vittoria, bloccando la circolazione. Un centinaio di persone ha allestito una barriera su via Caracciolo, annunciando di non volersi allontanare fino alla revoca del provvedimento regionale.

L'allentamento delle restrizioni a partire da domani era ampiamente atteso e ieri era anche stato confermato dal ministero della Salute, cosa che - spiegano i manifestanti - aveva spinto molti ad approvvigionarsi di derrate per i quattro giorni di riapertura possibili fino alla nuova zona rossa nazionale. Derrate in gran parte deperibili e che ora risulteranno inutili. Sul posto sono presenti i carabinieri e agenti di polizia. Forti ripercussioni sul traffico in un pomeriggio di mobilità particolarmente intensa a causa dello shopping. (CORONAVIRUS: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEL CONTAGIO - LA SITUAZIONE IN CAMPANIA)

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Manifestanti chiedono incontro con il prefetto

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"Stiamo contattando il Prefetto, i ristoratori e i bar sono infuriati, ho la sensazione che si vada incontro a problemi di rivolta e di ordine pubblico”, afferma all'ANSA Massimo Di Porzio, presidente del settore ristorazione di Confcommercio Campania. "In queste due ore dall'uscita dell'ordinanza - spiega Di Porzio, titolare di una storica pizzeria a Chiaia - ho ricevuto decine di telefonate di ristoratori indignati, sapevano che saremmo diventati zona gialla, che si stava aperti almeno a pranzo, hanno fatto la spesa, richiamato il personale. A 12 ore di distanza dalla zona gialla la Regione ci riporta al regime di zona arancione, è gravissimo". Di Porzio sottolinea anche che "l'ordinanza è stata emessa senza neanche una telefonata alle associazioni di categoria per concordare qualcosa o almeno per avvisarci, nulla. Noi subiamo soltanto un'ordinanza che non è giustificata dai parametri di riferimento a livello nazionale. A questo punto noi associazioni non riusciamo a garantire la sicurezza, per questo chiediamo l'intervento del Prefetto. La Campania è l'unica regione d'Italia in cui esercizi non possono operare neanche a pranzo, cosa che ad esempio si può fare da domani in Toscana che era nelle nostre condizioni. E poi c'è la restrizione rispetto alle bevande dalle 11 del mattino che crea una situazione unica in Italia”.

 

Capri e Anacapri zona gialla

Anche i comuni di Capri e Anacapri si ribellano al governatore e dispongono, con due ordinanze, che da domani sull'isola si applichino le norme della fascia gialla e non quelle della zona arancione disposta da De Luca. Pertanto i ristoranti potranno aprire e svolgere servizio ai tavoli fino alle 18. I sindaci ritengono che la particolare condizione dell'isola e i controlli agli imbarchi garantiscano a sufficienza la sicurezza senza bisogno di ulteriori restrizioni, e intendono adeguarsi alle disposizioni del ministero della Salute (che prevederebbe da domani per la Campania la zona gialla) invece che a quelle della Regione.

Le misure

Oltre alla zona arancione, l’ordinanza regionale, con efficacia dal 20 al 23 dicembre, prevede il divieto per i bar e gli altri esercizi di ristorazione di vendita con asporto di bevande alcoliche e non alcoliche dalle ore 11 del mattino. Per tutto l'arco della giornata, non sarà possibile consumare cibi e bibite, anche non alcoliche, nelle aree pubbliche e aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali. Per tutti gli esercizi commerciali, obbligo di misurazione della temperatura corporea agli avventori all'ingresso dei propri locali e di inibire l'ingresso laddove la temperatura risulti superiore a 37,5 °.

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