Napoli, avvocati in manette contro la riforma della prescrizione

Campania

I legali in toga, sono entrati ammanettati nella Sala dei Baroni, nel Maschio Angioino, dove oggi si svolge la cerimonia per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario 

Gli avvocati, in toga, sono entrati ammanettati nella Sala dei Baroni, nel Maschio Angioino, dove oggi si svolge la cerimonia per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario, per protestare contro la riforma della prescrizione. Questa la manifestazione, in aperta polemica con la riforma Bonafede, messa in atto dall'Ordine degli Avvocati di Napoli, presieduto da Antonio Tafuri. Le proteste contro la riforma sono avvenute anche a Milano e Messina. Durante la cerimonia, quando ha preso la parola il rappresentante del ministero della Giustizia, Concetta Lo Curto, dell'Ufficio legislativo, gli avvocati si sono alzati in piedi esponendo cartelli con la scritta: "Rispettate la Costituzione". Dopo l'intervento del presidente dell'Ordine gli avvocati hanno abbandonato la Sala dei Baroni in segno di protesta. "I diritti della difesa sono compressi, come nei paesi totalitari ", ha detto Tafuri, in un duro intervento di critica alla politica giudiziaria del Governo.

Bonafede: “Sbagliato etichettarmi come 'manettaro'”

"Rispetto tutte le opinioni divergenti, mi dispiace che vengano a volte utilizzate per etichettarmi con aggettivi che ormai sono all'ordine del giorno come 'inciviltà' e come 'manettaro'", ha detto, intervenendo all'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Milano, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, rispondendo alle proteste degli avvocati. Il ministro ha dato atto, comunque, ai penalisti di essere "probabilmente gli unici che non hanno mai cambiato idea su questo punto" negli anni. Per Bonafede, ad ogni modo, è "la riforma del processo penale" allo studio che "potrà intervenire sui tempi" del processo "riducendoli". E ha chiarito: "Non ho mai detto che per me la prescrizione è un modo per ridurre i tempi. Ritengo ingiusto che lo Stato dopo aver speso soldi ed energie per l'accertamento dei fatti ad un certo punto debba veder finire quel lavoro nel nulla". Bonafede ha anche rivendicato di essere "il primo ministro della Giustizia che ha stabilito un controllo strutturale dell'ispettorato del Ministero su tutti i casi di ingiusta detenzione".  

Le parole di de Magistris

"È un tema che è diventato cronico e sinceramente non ci credo più", ha detto Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, parlando della questione morale all'interno della magistratura. "È un tema - ha affermato - che si pone da troppi anni e chi lo pose in modo fortissimo, tra i primi, è Paolo Borsellino, dopo la morte di Giovanni Falcone. Se guardiamo la storia degli ultimi anni, in particolare del Csm, spiace dirlo, ma non si è avuta la volontà, il coraggio e la forza di affrontarla. Anzi chi poi all'interno della magistratura ha posto queste questioni è stato additato come uno che osava indagare all'interno di una corporazione, quasi a voler dire che i panni sporchi si lavano in famiglia. Anzi i panni sporchi non si devono proprio far vedere. Se lo dice un magistrato autorevole, io ci credo - ha proseguito il primo cittadino - Se lo dice chi non ha fatto nulla in questi anni, pur avendo le prove per intervenire, io non ci credo e rischia di diventare una presa in giro istituzionale nei confronti del cittadino. Se un sistema collusivo inizia a corrompere gli apparati di controllo dello Stato - ha evidenziato de Magistrisi- ci sarà un crollo dello Stato di Diritto". "È opportuno dire queste cose soprattutto da parte mia che, prima di essere sindaco, sono stato magistrato, ma mi pare che, rispetto a 13 anni fa, la situazione non è affatto migliorata e chi poteva intervenire non l'ha fatto". "Credo che adesso sia venuto il momento di interrogarsi se non ci sia qualcosa di cronico che non funziona nell'organizzazione del sistema complessivo giudiziario - ha proseguito il sindaco aggiungendo - Credo anche che se questo è accaduto è diventato troppo semplice prendersela solo con la politica Credo che la politica - ha affermato - abbia avuto delle responsabilità enormi per non far funzionare la giustizia, ma soprattutto del passato. Nessuno si può assolvere perché se arriviamo a questo credo che la magistratura debba avere il coraggio di interrogarsi maggiormente, di comprendere perché i processi durano troppo tempo, perché c'è un crollo verticale del tema morale in magistratura, volutamente sottovalutato dalla magistratura. Nessuno può sentirsi assolto - ha proseguito - nemmeno gli avvocati perché anche loro fanno parte del sistema giudiziario. In un Paese in cui il sistema giudiziario funziona e lo Stato di Diritto è forte e robusto non ci sarebbe la custodia cautelare quasi come regola dell'anticipazione della pena - ha concluso - Non staremmo in un Paese in cui quando vieni condannato in via definitiva non viene eseguita la pena".

De Luca: “Mi auguro che la riforma si fermi”

"C'è un problema che a mio parere resta irrisolto. Il rapporto tra giustizia amministrativa e penale", ha invece commentato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Salerno. "Una grande questione che l'opportunismo politico della classi dirigenti non riesce ad affrontare e risolvere". Per De Luca "non è possibile confondere piano amministrativo e piano penale, non è possibile tenere in piedi una figura di reato come l'abuso in atto d'ufficio che è assolutamente indefinita e che non distingue tra un percorso amministrativo che può essere sbagliato e quelli che sono i ladri anche nella pubblica amministrazione". De Luca ha ribadito che "questo crea un clima di paura e di preoccupazione per cui ormai in Italia nella pubblica amministrazione nessuno firma niente per paura d'incorrere in questo reato. Mi auguro che nella nuova stagione si affronti questo problema e si chiarisca la differenza tra piano amministrativo e piano penale". "Mi auguro soprattutto che non vada avanti questa scellerata riforma ipotizzata di eliminazione della prescrizione. Non si può scaricare sui cittadini il ritardo e l'inefficienza del sistema giustizia nel nostro Paese. Questo mi sembra un passo clamoroso e inaccettabile verso l'imbarbarimento giudiziario dell'Italia".

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