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OnDance 2019, Bolle incontra i bambini di Forcella: "Non credete al successo facile"

3' di lettura

L'etoile dei due Mondi ha incontrato bambini e associazioni di Forcella, popolare quartiere di Napoli spesso al centro di fatti di camorra, in un luogo simbolo, la biblioteca intitolata ad Annalisa Durante, giovane vittima innocente di un agguato mafioso

In occasione di OnDance 2019, la grande festa della danza organizzata dal ballerino Roberto Bolle per la prima volta a Napoli il 18 e il 19 maggio, l'etoile dei due Mondi ha incontrato bambini e associazioni di Forcella, popolare quartiere di Napoli spesso al centro di fatti di camorra, in un luogo simbolo, la biblioteca intitolata ad Annalisa Durante, giovane vittima innocente di un agguato di camorra. "Non credete al successo facile - ha spiegato Bolle-, quello fatto di scorciatoie: non vi lascerà nulla. Inseguite invece i sogni e credete in un percorso costruito giorno dopo giorno come ho fatto io. Il successo facile - ha ricordato il primo ballerino della Scala di Milano - non arricchisce. È importante coltivare le proprie passioni. Questo, al di là del risultato, contribuirà a costruire una persona migliore".

L'incontro

Bolle ha incontrato i ragazzi di Forcella in compagnia dello scrittore Maurizio De Giovanni e dell'assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele. "Essere qui oggi - ha sottolineato l'etoile - è un grande onore, è qualcosa che mi arricchisce particolarmente. Entrare nello specifico di questa realtà fa bene a entrambi: a voi per l'attenzione mediatica, con i riflettori che si accendono su Forcella, a me per l'arricchimento umano che mi state dando. Sento la responsabilità - ha proseguito - di fare qualcosa a livello umano e civico per dare dei messaggi che, specie nel momento storico che viviamo, mi sembrano più importanti che mai".

Il racconto di Roberto Bolle

Bolle ha raccontato la sua esperienza e i suoi esordi nel mondo della danza, sottolineando i sacrifici compiuti all'inizio della sua carriera: "La strada lunga è una strada difficile - ha spiegato l'etoile - fatta di sofferenza, sin da bambino. Ho lasciato la famiglia a 11 anni per andare a Milano e ho dovuto fare tante rinunce da ragazzo per conciliare scuola e accademia. Vedevo i miei amici che vivevano un'adolescenza normale fatta anche di svaghi. Cosi non è stato per me che ho avuto un'adolescenza dura, pesante, con tante ore di studio al giorno. Ma senza quei passaggi non avrei avuto gli strumenti per dimostrare il mio valore sul palco dove si è da solo. A 21 anni - ha ricordato - ero già primo ballerino ma già a 19 dovevo dimostrare di poterlo fare. Dietro la danza c'è molto dolore e tanti limiti fisici che non si vedono ma ci sono. Ma alla fine di questo percorso nessuno mi toglierà quello che ho fatto", ha concluso.

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