Ingegnere ucciso a Napoli: legale chiede proroga, giudici rifiutano

Campania
Luca Materazzo depone in aula (ANSA)

Luca Materazzo è accusato dell'omicidio del fratello Vittorio. Il PM ha chiesto l'ergastolo. Bruno Cervone è l'ultimo avvocato dell'imputato, che ha cambiato quindici difensori in un anno

Colpo di scena al processo per l'omicidio dell'ingegnere Vittorio Materazzo: la terza Corte d'Assise di Napoli ha rigettato la richiesta di proroga avanzata dall'avvocato Bruno Cervone, ultimo legale dell'imputato Luca Materazzo, che ha cambiato quindici avvocati in un anno. Materazzo, fratello della vittima, è accusato di omicidio volontario premeditato. Per lui, il PM ha chiesto l'ergastolo

Le motivazioni dei giudici

Il giudice Giuseppe Provitera ha sottolineato "la tattica dilatoria dell'imputato e la non sussistenza di un diniego del diritto alla difesa attraverso la negazione del rinvio". Quindi, il reiterato avvicendamento degli avvocati ha determinato, in sostanza, un sistema attraverso il quale l'imputato ha tentato "di difendersi dal processo e non di difendersi nel processo". Il presidente Provitera ha accordato all'avvocato Cervone due ore e mezza per raccogliere le idee e concludere. Si riprende alle 13.30. La sentenza è attesa per oggi, martedì 7 maggio.

La risposta del legale

L'avvocato Cervone, appellandosi alla sensibilità dei giudici, si è detto assolutamente consapevole "delle plurime nomine e revoche che si sono susseguite nel corso del processo". "Solo lo scorso 26 aprile - ha aggiunto rivolgendosi alla Corte - ho avuto contezza della mia nomina ad avvocato difensore nell'ambito di un processo estremamente complesso". Cervone, per convincere i giudici a concedere la proroga, si è anche detto pronto a non rinunciare al mandato fiduciario, e a rendersi disponibile a ricoprire il ruolo di avvocato d'ufficio, qualora Luca Materazzo dovesse decidere di revocarlo. Cervone, infine, ha ricordato che nei confronti del suo cliente è stata chiesta la pena all'ergastolo, e che proprio per questo non sussistono rischi di scadenza dei termini cautelari e di prescrizione. "Non si può non concedere all'imputato un minimo di difesa", ha concluso l'avvocato. 

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