A Pompei riapre la Schola Armaturarum, l’edificio crollato nel 2010

Campania
Una visitatrice accanto agli affreschi della Schola Armaturarum di Pompei (ANSA)

Inaugurato il nuovo percorso tra le mura dell’antica costruzione. La riapertura coincide con la fine del mandato del direttore generale Massimo Osanna 

A Pompei riapre la Schola Armaturarum, crollata nel novembre del 2010. Nel giorno in cui la neve ha reso il sito archeologico di Pompei ancora più suggestivo agli occhi dei visitatori, viene inaugurato il nuovo percorso tra le mura dell'edificio crollato (le foto). L'opera dei restauratori ha permesso di rimettere insieme i pezzi del puzzle degli affreschi, sbriciolatosi per il crollo del novembre del 2010. Edificata nell'ultimo periodo di vita della città, la Schola Armaturarum era un luogo usato come palestra per gladiatori e presentava decorazioni in stile militare. I colori vividi, insieme alle anfore emerse nei recenti scavi, testimoniano la bellezza e l'importanza dell’edificio, il quale potrà essere visitato il giovedì da turisti divisi in piccoli gruppi.

Osanna: “Contento di chiudere mandato con riapertura”

"A Pompei i crolli negli scavi archeologici sono un capitolo chiuso", afferma Massimo Osanna, direttore generale della città emersa dalla lava del Vesuvio del 79 d.C. Osanna dal 4 gennaio lascerà la sua carica e tornerà alla Facoltà di Archeologia all'Università Federico II di Napoli. "Sono contento di chiudere il mio mandato con l'apertura della Schola Armaturarum. C'è la somma di tutto quello che abbiamo fatto e che ora vogliamo rendere fruibile a tutti", sottolinea il direttore generale, che ha anche annunciato di volersi ricandidare per il prossimo triennio. Dal 4 gennaio ci sarà un direttore ad interim. Tra due mesi la procedura di selezione sarà completata.

Sette nuovi restauratori, ma il numero dei custodi resta basso

In parallelo con la riapertura della Schola Armaturarum, Pompei dà anche il benvenuto a sette nuovi restauratori. Resta aperto il problema della scarsità del numero di custodi: sono un centinaio in 44 ettari di sito archeologico scavato, aiutati da una cinquantina di giovani dell'Ales per la vigilanza delle Domus riaperte ai visitatori. "Sono comunque insufficienti - spiega Osanna - Ma era tutto quello che potevamo fare noi per nostra competenza. Auspico nuove assunzioni necessarie, alle quali deve però provvedere il Ministero". Nel contempo, afferma l'archeologo, vanno avanti i progetti per la videosorveglianza del sito, con una cabina di regia tecnologicamente avanzata "per porre fine ad esempio al fenomeno dei selfie sulle colonne", ha detto Osanna. E va avanti anche il progetto dell'archivio informatizzato "che rende fruibile a tutti il frutto delle ricerche effettuate".

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