Dalla fondazione del 1899 ai tempi recenti, dal capostipite, il senatore Agnelli, all'ingresso in Stellantis. L'azienda, che ha prodotto modelli di auto diventati simbolo, ha attraversato oltre un secolo di storia d'Italia: due guerre, stagioni di proteste, cambiamenti sociali, innovazione e momenti di crisi
La F.I.A.T. fu fondata l'11 luglio 1899 a Torino, in un periodo di grande crescita industriale della città. Nel primo stabilimento inaugurato nel 1900 in Corso Dante, lavoravano 35 operai e lì si produssero 24 autovetture. Giovanni Agnelli, ex ufficiale di cavalleria, riuscì a emergere nel gruppo degli investitori, fino a diventare nel 1902 amministratore delegato. L’idea di promuovere un giro d'Italia in automobile a scopo pubblicitario si rivelò un successo a margine dell'Esposizione di Milano. Al 1904 risale l’adozione del marchio ovale su fondo blu, disegnato da Carlo Biscaretti. La prima vettura a marchio Fiat fu una 4 HP. Ma chi erano i fondatori? Emanuele Cacherano di Bricherasio, Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia, Carlo Biscaretti di Ruffia, Lodovico Scarfiotto, Cesare Goria-Gatti e Giovanni Agnelli, detto "il Senatore", che sarebbe diventato il proprietario dell'azienda torinese e capostipite della dinastia, arrivò in un secondo momento. Dopo la scomparsa di Emanuele Cacherano di Bricherasio, morto suicida nel 1904 in pieno scontro con i suoi soci, Agnelli diventò il maggior azionista della società.
La Prima guerra mondiale
Gli anni della Prima guerra mondiale furono segnati dallo sviluppo sul fronte di camion militari, aerei, autoambulanze, mitragliatrici e motori per sommergibili. Ma la conversione alla produzione militare non muta i piani di Agnelli che vede nelle auto il futuro dell’azienda. Dopo i viaggi negli Stati Uniti dello stesso Agnelli, di Bernardino Maraini e di Guido Fornaca si progetta "un nuovo grande stabilimento, uso americano" .
Mentre il conflitto era in corso, nel 1916 iniziò la costruzione dello stabilimento del Lingotto, in via Nizza, in quella che ai tempi era un'area prevalentemente agricola e la direzione dei lavori venne affidata a Giacomo Mattè Trucco. La fabbrica del Lingotto, la più grande d'Europa, diventerà rapidamente l’emblema dell'industria automobilistica italiana e uno dei simboli della città di Torino. La Fiat potenziò le proprie attività nel settore siderurgico e ferroviario, in quello elettrico e nel campo delle linee di trasporto pubblico.
Il primo dopoguerra
Alla Grande guerra seguirono grandi trasformazioni e un periodo di intense lotte sociali. Nel marzo del 1920 parte lo “sciopero delle lancette”, come risposta al licenziamento di alcuni commissari di reparto che si erano opposti al cambio all’ora legale. L’agitazione durò un mese e vide la partecipazione di 500mila operai. Le tensioni non si spensero del tutto e si arrivò all’acme nel settembre successivo con l’occupazione delle fabbriche in tutta Italia. Il 1° settembre le principali fabbriche torinesi vennero occupate dagli operai guidati dalle Commissioni interne. Doveva essere un’“esperimento rivoluzionario” dietro ispirazione di Gramsci e dell’Ordine Nuovo. Il lavoro non si interrompe e, al fine di garantire una precisa auto-organizzazione del lavoro da parte degli operai, nacquero i Consigli di fabbrica. Il governo scelse di trattare separatamente con la Fiom che, dopo una consultazione interna, il 15 settembre siglò un accordo non avallato da tutti gli operai. La protesta si esaurì progressivamente fino allo sgombero.
Gli anni del fascismo
La svolta autarchica in campo economico imposta da Mussolini portò l'azienda a ridimensionare la sua proiezione internazionale per concentrarsi sul mercato interno con lo sviluppo tecnologico di autocarri e di veicoli industriali, anche con motori diesel, e la crescita del settore aereo e quello ferroviario. Per conto delle Ferrovie dello Stato venne organizzata, per la prima volta al mondo, la costruzione in serie di automotrici elettriche e diesel. Nel 1928 Vittorio Valletta fu nominato direttore generale della Fiat. Nel 1935 il senatore Giovanni Agnelli venne colpito dalla perdita del figlio Edoardo. Nel 1934 venne progettata una vettura di piccola cilindrata: la 508 chiamata "Balilla" e detta anche "tariffa minima" per il minimo consumo. Ne sarebbero state prodotte 113.000 unità, con una versione sportiva (508 S) e una a quattro marce (71.000 unità).
La fiat 500 Topolino
La Fiat 500 arriva sul mercato nel '36 con un record: è la più piccola utilitaria al mondo. L'obiettivo è quella di raggiungere il più ampio pubblico possibile.
Progettata da Dante Giacosa, la “Topolino” contribuisce, con oltre 500.000 esemplari prodotti in vari modelli fino al 1955, a improntare la prima motorizzazione di massa del Paese. A conferma dell'orientamento verso la produzione di massa, nel 1937 iniziano a Torino i lavori per la costruzione dello stabilimento di Mirafiori, che introdurrà in Italia le più avanzate esperienze di organizzazione industriale. Inaugurato il 15 maggio 1939, è pensato per 22mila operai su due turni, su 55mila dipendenti totali. Continuò anche il rafforzamento all'estero con sedi in Spagna, Egitto, Polonia e Francia.
La Seconda guerra mondiale
La FIAT Mirafiori fu un target costante dei bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale, per il suo interesse strategico e il suo coinvolgimento ampio nella produzione di guerra. Fu bombardata sette volte tra il 1940 e il 1945, da bombardamenti effettuati sia dalla RAF, sia dall’USAAF. Nonostante i gravi danni agli impianti, tuttavia l'attività produttiva non venne paralizzata e i servizi Fiat per i dipendenti supplirono in molti casi alle carenti strutture pubbliche.
Il secondo Dopoguerra
Nel 1945 morì il senatore Giovanni Agnelli, che era stato accusato dal Comitato di Liberazione Nazionale di complicità con il fascismo, e nel luglio del '46 Vittorio Valletta assunse la presidenza della Fiat. Il piano era quello di rimettere la Fiat al passo con gli Usa e continuare sulla via della motorizzazione. I finanziamenti del piano Marshall nel 1948 permisero di portare a termine la ricostruzione degli impianti. Dopo una difficile ripresa post bellica la Fiat tornò a presentare nuovi modelli, iniziando dalla 500 B, dalla 500 Giardiniera, fino alla 1100 B e D.
L'inizio degli anni '50 vide la nascita della fuoristrada Campagnola, della sportiva 8V in grado di raggiungere i 200 km/h e di debutti come la 1400 diesel, prima vettura italiana a gasolio. Fiat era un'azienda che assicurava oltre 70mila posti di lavoro e che stava per lanciare modelli che avrebbero accompagnato l'Italia nel boom economico, iniziando dalla 600 fino all'iconica Nuova 500 lanciata il 4 luglio del 1957.
Gli anni Sessanta e Settanta
La gamma continuò ad ampliarsi, dalle berline fino alle spider, e nel 1966 Gianni Agnelli, detto l'Avvocato, sostituì Valletta prendendo la testa della Fiat. La produzione aumentò in maniera decisiva: le vetture passarono da 425mila a 1.741.000; i camion da 19mila a 64.800; i trattori da 22.637 a
50.558; le macchine movimento terra da tremila a 6.255. e raddoppiarono anche i dipendenti che erano ormai quasi 171mila. Si innestarono in questo decennio le prime lotte operaie legate alla più generale contestazione studentesca. A partire da maggio e culminando in autunno, anche detto Autunno caldo, decine di migliaia di operai, soprattutto nello stabilimento torinese di Mirafiori, portarono avanti uno sciopero per oltre 14 mesi con la richiesta di aumenti salariali uguali per tutti, riduzione dell'orario e migliori condizioni di lavoro. Gli attentati terroristici continuarono e il sospetto di infiltrazioni criminali all'interno degli stabilimenti divenne sempre più alto. Nel 1971 venne lanciata la 127, eletta poi "Auto dell'Anno". Furono anni caratterizzati dalla crisi energetica iniziata nel 1973 e quindi da un forte rallentamento a livello industriael.
Gli anni Ottanta e Novanta
Nel settembre del 1980 venne annunciata per 24mila dipendenti, di cui la quasi totalità operai, la cassa integrazione per un periodo di un anno e mezzo e poi arrivò l'annuncio di quasi 15mila licenziamenti, decisione che portò allo sciopero generale e al blocco di Mirafiori. Il 14 ottobre 1980 scesero in strada a Torino impiegati e quadri per protesta contro i picchetti che gli impedivano di entrare in fabbrica da 35 giorni: un evento passato alla Storia come "la marcia dei quarantamila". I sindacati incassavano una sconfitta mentre prevaleva la linea dura dell'amministratore delegato Cesare Romiti. La Fiat ritirò i licenziamenti ma mantenne la cassa integrazione a zero ore per i ventiduemila operai. Tra i modelli più significativi: la Fiat Panda, la Uno, la Croma, la Y10 e il debutto dei motori Fire. Negli anni '90 arrivarono altri modelli importanti per le casse di Fiat, come la Punto.
Gli Anni 2000
Il nuovo millennio è stato segnato da un continuo calo e da crescenti difficoltà per il marchio torinese, soprattuto dopo la morte di Gianni Agnelli, avvenuta nel 2003 e con la scomparsa di suo fratello Umberto (diventato presidente) l'anno successivo. Tra il 2002 e il 2004 si succedettero quattro amministratore delegati, e le perdite arrivarono oltre i 6 miliardi di euro; ogni giorno Fiat perdeva 5 milioni di euro. John Elkann, nipote dell'Avvocato che a soli 21 anni venne scelto come successore dal nonno Gianni Agnelli, individuò Sergio Marchionne come amministratore delegato per salvare l'azienda. Italiano ma cresciuto in Canada, manager di formazione filosofica, Marchionne conseguì una prima vittoria con l'accordo del 2005 con General Motors. Nacque in questa fase la 500, presentata il 4 luglio 2007, modello che diede un nuovo impulso al marchio. Poi l'intuizione di entrare in possesso di Chrysler, storico marchio americano in profonda crisi che nel 2008 perdeva 8 miliardi di dollari. Il 10 giugno 2009 nacque la nuova Chrysler, al 20% di proprietà della Fiat (che sarebbe arrivata al 100% nel 2014). Nel 2010, dopo un'assenza di quasi 30 anni, il marchio Fiat ritornò in Nord America con la presentazione della nuova 500 al Salone dell'Auto di Los Angeles. Il 25 luglio 2018 Sergio Marchionne muore all'età di 66 anni. Intanto, nel 2014, Fiat si era fusa con Chrysler dando vita al gruppo Fiat Chrysler Automobiles, con sede fuori dall'Italia (ad Auburn Hills, negli Usa), proprietà di vari azionisti internazionali. Nel 2021 arrivò una nuova fusione, quella con Groupe PSA, che diede vita alla società Stellantis.