Rachel Apa morta a 24 anni per rabdomiolisi alla maratona di New York: cos'è

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La morte della giovane maratoneta ha portato l'attenzione su questa rara sindrome che provoca la rapida distruzione del tessuto muscolare. La condizione, che può colpire anche gli atleti dopo sforzi fisici estremi, rischia di causare gravi danni ai reni e altri organi. È quindi fondamentale una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo per ridurre il rischio di complicanze

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Rachel Apa, 24 anni, è stata colpita da un malore durante la maratona di New York a causa di una pericolosa patologia che può insorgere durante l'attività fisica. La giovane stava correndo la sua prima maratona quando è collassata a Central Park, a soli 3 chilometri dal traguardo. La ventiquattrenne è stata trasportata d'urgenza al Mount Sinai, dove è deceduta a causa di una rabdomiolisi, secondo quanto riferito dal padre al New York Times. La sua morte ha portato l'attenzione su questa rara ma grave condizione medica che può colpire anche persone giovani e in ottima forma fisica.

Cos'è la rabdomiolisi

La rabdomiolisi, spesso chiamata "rabdo", si verifica quando il tessuto muscolare si deteriora rapidamente. Quando ciò accade, i componenti tossici delle fibre muscolari entrano nel circolo sanguigno e possono danneggiare organi vitali, soprattutto i reni. Nei casi più gravi può provocare insufficienza renale acuta, aritmie cardiache e altre complicanze letali.

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La cause e i sintomi

La sindrome può essere causata da traumi, colpi di calore, grave disidratazione, infezioni o attività fisica intensa. Per questo talvolta colpisce anche maratoneti e atleti. Tra i sintomi più frequenti figurano dolori muscolari intensi, debolezza, gonfiore, urine scure, color tè o color mattone. Gli esperti raccomandano di rivolgersi immediatamente a un medico in presenza di questi segnali, poiché una diagnosi tempestiva è fondamentale per evitare conseguenze gravi.

Le cure

Il trattamento consiste principalmente nella somministrazione di liquidi per via endovenosa per proteggere i reni ed eliminare le sostanze rilasciate dai muscoli danneggiati. Nei casi più severi può essere necessario ricorrere alla dialisi.

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