Elezioni Israele, Netanyahu avanti ma senza maggioranza: attesa per i voti speciali
MondoProsegue lo scrutinio delle schede degli elettori che hanno votato da ospedali, zone di guerra o i diplomatici dall'estero. Il quadro resta però senza una maggioranza: il blocco di Netanyahu è accreditato di 53 seggi, contro i 48 dello schieramento di Eisenkot. I partiti arabi ottengono 19 seggi. Intanto, la polizia israeliana smentisce le accuse del Likud, secondo cui le elezioni sarebbero state "rubate" dai partiti arabi
In Israele prosegue lo scrutinio dei voti speciali, cioè le schede degli elettori che hanno votato da ospedali, zone di guerra o i diplomatici dall'estero, mentre il conteggio ha raggiunto finora circa il 92,7% delle schede. Il quadro resta però senza una maggioranza: il blocco del premier Benjamin Netanyahu è accreditato di 53 seggi, contro i 48 dello schieramento guidato da Gadi Eisenkot. Mentre i partiti arabi ottengono complessivamente 19 seggi, con un'affluenza senza precedenti da parte della comunità araba. Il Likud del premier israeliano resta il primo partito con 26 seggi, seguito da Yashar di Eisenkot con 21. Nessuno dei due blocchi ha raggiunto autonomamente la soglia dei 61 seggi necessaria per la maggioranza alla Knesset. Nel frattempo, la polizia israeliana ha smentito le affermazioni del Likud, secondo cui le elezioni sarebbero state "rubate" dai partiti arabi.
Herzog: "Evitare un'altra tornata elettorale"
Nei prossimi giorni il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell'inizio delle consultazioni, Netanyahu ed Eisenkot - separatamente - per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale. Herzog ha poi chiarito che "dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un'ulteriore tornata elettorale". Poi ha aggiunto: "Mi aspetto che chiunque venga qui si presenti con apertura mentale".
Eisenkot: “Agirò per un governo del cambiamento sionista e per la leva militare"
Dopo l'uscita dei risultati quasi finali delle elezioni, Eisenkot ha dichiarato che "ci attendono altre lunghe giornate di lavoro, ma siamo concentrati sull'arduo compito che ci è stato affidato: portare il cambiamento in Israele e instaurare un governo sionista e per il servizio militare". Poi ha aggiunto: "Questa è la volontà del popolo che ha espresso sfiducia nel governo del fallimento del 7 ottobre e dei disertori. Un blocco che si trova al punto più basso della sua storia in vent'anni". Il leader del partito Yashar ha sottolineato poi di "sentire il peso della responsabilità e della fiducia che centinaia di migliaia di cittadini che credono nello Stato di Israele e nel sionismo mi hanno accordato". E ancora: "Grazie a voi, abbiamo fatto la storia: in un solo anno, abbiamo fondato in Israele un nuovo partito pan-israeliano che rappresenta una valida alternativa al governo. Affronteremo la grande sfida che ci attende, la porteremo a termine e avremo successo".
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Lo scrutinio delle doppie buste
Per quanto riguarda le schede degli elettori che hanno votato da ospedali, zone di guerra o i diplomatici dall'estero, le cosiddette “doppie buste”, al momento ne sono state scrutinate circa 29mila su oltre 400mila. Secondo quanto è emerso, il partito Likud risulta attualmente in testa, con il 18,5% dei voti finora conteggiati. Segue il movimento Yashar di Gadi Eisenkot con il 15,6%. Secondo gli esperti citati da Ynet, è improbabile che il conteggio finale delle doppie buste modifichi in modo significativo le attuali proiezioni sull'assegnazione dei seggi.
La polizia smentisce i brogli
La polizia ha smentito le accuse del Likud, che nelle scorse ore aveva denunciato "brogli elettorali da parte dei partiti arabi che sostengono il terrorismo e l'eliminazione dello Stato ebraico". "La giornata elettorale si è svolta con pochissimi episodi irregolari che abbiano riguardato l'integrità del voto, persino se confrontata con le elezioni precedenti", ha dichiarato una fonte della polizia. Come ha ribadito la fonte, "non esistono prove, né di natura investigativa né di intelligence, a sostegno di tali accuse". Nelle scorse ore anche un funzionario della Commissione elettorale centrale (Cec) aveva respinto le denunce di brogli. Prima del voto, i media in lingua ebraica avevano riferito che il Likud intendeva contestare i risultati provenienti dalle località arabe e sostenere che le elezioni fossero state "rubate" nel caso in cui Netanyahu non avesse vinto. Il partito aveva infatti preparato in anticipo una serie di reclami e accuse di brogli.