Nucleare, Usa e Arabia Saudita firmano accordo storico: sì all'arricchimento dell'uranio

Mondo
©IPA/Fotogramma

L'accordo, annunciato dal Dipartimento dell'Energia americano, consente a Riad di costruire reattori con tecnologia statunitense e di arricchire l'uranio. Un'intesa trentennale del valore di decine di miliardi di dollari, destinata a ridisegnare gli equilibri energetici in Medio Oriente. Ma diversi parlamentari democratici avvertono: il patto apre la strada a un possibile riarmo nucleare della regione

ascolta articolo

Stati Uniti e Arabia Saudita hanno raggiunto un'intesa sul nucleare civile. Ad annunciarlo è stato il Dipartimento dell'Energia americano, che ha definito storico l'accordo: consentirà al regno di realizzare reattori con tecnologia statunitense e, soprattutto, di arricchire l'uranio. Un'operazione dal valore economico elevato, nell'ordine delle decine di miliardi di dollari, che legherà i due Paesi in una cooperazione destinata a durare trent'anni e a incidere in modo profondo sugli equilibri energetici del Medio Oriente e non solo.

 

Cosa prevede l'intesa

Il patto è stato siglato dal segretario all'Energia Usa Chris Wright e dal suo omologo saudita, il principe Abdulaziz bin Salman. Si tratta di un cosiddetto "accordo 123", dalla sezione dell'Atomic Energy Act del 1954 che disciplina la cooperazione nucleare con altri Paesi, accompagnato da un'intesa bilaterale sulle garanzie di sicurezza. Secondo la nota americana, l'intesa apre alle aziende statunitensi un ampio accesso al programma nucleare saudita, a vantaggio dell'industria, dei lavoratori e delle catene di approvvigionamento Usa, contribuendo al tempo stesso a coprire il fabbisogno energetico del regno. Secondo Reuters, un accordo di questo tipo era allo studio da anni, sia durante il primo mandato di Donald Trump sia sotto la presidenza di Joe Biden.

Leggi anche

Attacchi Iran a strutture Cia nel Golfo, 007 Usa temono ombra russa

"Rinascita nucleare americana"

Nel presentare l'intesa, il segretario all'Energia Chris Wright ha rivendicato la portata strategica e commerciale dell'operazione. «Questi accordi riflettono il comune impegno dei nostri due Paesi a rafforzare le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Arabia Saudita, garantendo prosperità in patria e sicurezza ai nostri alleati all'estero», ha dichiarato. Wright ha assicurato che le intese rispettano i più elevati standard di sicurezza nucleare e non proliferazione, avvalendosi delle migliori tecnologie e degli scienziati sviluppati negli Stati Uniti. "Grazie al presidente Trump, la rinascita nucleare americana è in corso e porterà benefici a lungo termine ai popoli americano e saudita", ha aggiunto.

 

La stessa nota ufficiale sottolinea che i due accordi promuovono la sicurezza degli Stati Uniti e della regione, garantendo elevati standard di protezione e non proliferazione e rafforzando il vantaggio competitivo americano nella tecnologia nucleare civile.

Il nodo dell'arricchimento e le ispezioni

È qui che emergono i punti più delicati. L'accordo consente all'Arabia Saudita di arricchire l'uranio e di ritrattare le scorie nucleari: due processi che, secondo Reuters, rappresentano potenziali vie d'accesso alla costruzione di un ordigno atomico. Sono le stesse attività a cui gli Emirati Arabi Uniti avevano rinunciato quando, nel 2009, avevano firmato un'intesa analoga con gli Stati Uniti.

 

A differenza del piano elaborato ai tempi dell'amministrazione Biden, l'attuale accordo non include il cosiddetto Protocollo Aggiuntivo, lo strumento che consente all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) dell'Onu di effettuare ispezioni a sorpresa e particolarmente intrusive. Un'assenza che alimenta gli interrogativi sul livello di controllo internazionale previsto.

Approfondimento

Pickaxe Mountain, la fortezza nucleare iraniana nel mirino di Trump

L'iter al Congresso e i timori sul riarmo

Il testo passa ora al vaglio del Congresso. Sempre secondo Reuters, l'accordo entrerà in vigore se entro 90 giorni di sessione i parlamentari non solleveranno obiezioni: per bloccarlo servirebbe però una maggioranza dei due terzi, necessaria a superare un eventuale veto presidenziale.

 

Diversi esponenti democratici hanno espresso preoccupazione per il rischio di innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha più volte dichiarato di non voler dotare il regno di un'arma nucleare, precisando però che lo farebbe qualora l'Iran arrivasse a costruirne una.

 

Tra le voci più critiche riportate da Reuters c'è quella del senatore democratico Edward Markey, secondo cui l'intesa consentirebbe a un Paese autoritario e bellicoso di sviluppare tecnologie per armi nucleari. Un'operazione che, ha aggiunto, renderebbe tutti meno sicuri.

Mondo: I più letti