L'arresto di Zaki, Parlamento Egitto contro appello di Sassoli: "Ingerenza inaccettabile"

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Il presidente della Camera egiziana "respinge categoricamente le dichiarazioni del presidente del Parlamento europeo", che aveva chiesto l’immediato rilascio dello studente. Il sindaco di Bologna Merola: "Mantenere gli ambasciatori ha un senso se ci sono dei risultati"

"Un’ingerenza inaccettabile". Con queste parole il presidente della Camera dei deputati egiziana, Ali Abdel Aal, "respinge categoricamente le dichiarazioni del presidente del parlamento europeo" David Sassoli sull'arresto di Patrick George Zaki, definendole anche “un attacco contro il potere giudiziario egiziano". Lo riporta l’agenzia di stampa egiziana Mena. Mercoledì scorso in aula a Strasburgo, Sassoli aveva chiesto l'immediato rilascio di Zaki, ricordando "alle autorità egiziane che l'Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani". Intanto Virginio Merola, sindaco di Bologna, città dove Zaki studia all'Università, annuncia a Sky Tg24 una possibile azione di boicottaggio verso l'Egitto: "Bologna potrà dire ai suoi cittadini che il turismo in Egitto è meglio di no, potrà cominciare a coinvolgere le sue imprese perché comprendano che bisogna raffreddare i rapporti".

Parlamento Egitto: "Zaki gode di pieni diritti"

Zaki, ha aggiunto Ali Abdel Aal, "gode di pieni diritti, come gli altri arrestati, senza discriminazioni". E ha ricordato che l'arresto del ricercatore è avvenuto in base a "provvedimenti giudiziari" presi nei suoi confronti "dalla procura generale a settembre 2019 e che l'uomo è stato arrestato l'8 febbraio 2020 al suo arrivo nel Paese proveniente dall'Italia".

Merola: "Prima delle nazionalità ci sono i diritti umani e universali"

"Gli Stati nazionali quando si tratta di diritti umani chissà perché diventano impotenti - osserva Merola - bisogna che si mobiliti tutta l’Europa a partire dalle città e dalle Università". L’Italia "si è mossa come deve muoversi, però è evidente che mantenere gli ambasciatori ha un senso se ci sono dei risultati, altrimenti bisogna prendere delle contromisure". E conclude: "Prima delle nazionalità ci sono i diritti umani e universali. Zaki è un cittadino europeo italiano, è uno studente".

Il caso Zaki

Patrick George Zaki, studente egiziano dell'università di Bologna si trova in carcere in Egitto, dove era tornato per una vacanza. La sua famiglia sostiene che sia stato picchiato e torturato per conoscere "i suoi legami con l'Italia e con la famiglia di Giulio Regeni". Zaki è accusato di "rovesciamento del regime al potere".

L'udienza del 15 febbraio

La Procura egiziana di Mansoura ha fissato per sabato 15 febbraio un'udienza che raccoglie l'appello dei legali di Zaki contro l'ordinanza dell'8 febbraio in cui le autorità egiziane hanno deciso di trattenere in custodia per 15 giorni il ricercatore egiziano studente di Bologna. La famiglia e i legali della ong Eipr, con cui Zaki ha collaborato dal 2017 fino alla partenza per Bologna, ad agosto 2019, l'hanno visitato per meno di un minuto. Lo studente, ha fatto sapere l’ong, è in condizioni di detenzione "meno favorevoli" rispetto all'altro luogo, ma "non è stato ulteriormente maltrattato".

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