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Caso Ruby, legale dei Fadil: la famiglia non ha tesi ma si affida ai PM

Lombardia
Imane Fadil (ANSA)

A parlare è il nuovo legale dei familiari di Imane Fadil, morta il 1° marzo per cause ancora da chiarire. La modella era un testimone chiave del caso Ruby

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La famiglia di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby, morta in circostanza misteriose il 1° marzo, "non ha tesi precostituite, vuole sapere la verità e si affida al lavoro della magistratura, ai PM che stanno facendo un lavoro ottimo". Lo ha detto il nuovo legale dei familiari della modella, l'avvocato Mirko Mazzali, uscendo dall'ufficio del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che sta indagando sul caso insieme con i PM Luca Gaglio e Antonia Pavan. 

"Soddisfatti del lavoro dei PM"

"La famiglia non propende per alcuna ipotesi, noi siamo soddisfatti per il lavoro dei PM che stanno conducendo un'indagine a 360 gradi", ha aggiunto Mazzali, che rappresenta i familiari insieme con l'avvocato Nicola Quatrano, dopo che l'avvocato Paolo Sevesi ha lasciato l'incarico per contrasti con la famiglia di Fadil.

La famiglia nomina un proprio consulente per l'autopsia

Nell'ufficio dell'aggiunto Siciliano è presente anche l'anatomopatologa Cristina Cattaneo, a capo del pool di consulenti della Procura che si occupa dell'autopsia. Autopsia che, ha detto Mazzali, "non credo inizierà oggi". Il legale ha spiegato che la famiglia ha deciso di nominare un proprio consulente per gli esami autoptici, il medico legale Michelangelo Casali. "Noi andremo avanti fino a che non si saprà la verità sulla morte", ha aggiunto Mazzali, spiegando che "la famiglia non propende per alcuna ipotesi ma seguirà gli esami con un proprio consulente". 

Conferito incarico per autopsia

Nel frattempo, i PM hanno conferito l'incarico ai consulenti per l'autopsia, mentre le analisi degli esperti dell'Arpa e dell'Istituto di Fisica della Statale di Milano, nei giorni scorsi, hanno escluso la presenza di radioattività nei tessuti degli organi prelevati. Nell'inchiesta aperta per omicidio volontario, l'autopsia e, in particolare, le analisi tossicologiche cercheranno di accertare se i metalli rintracciati in percentuali di parecchio al di sopra della norma nelle urine e nel sangue di Fadil (cadmio, cromo e antimonio) siano stati letali. 

L'ipotesi della malattia autoimmune

La modella già un paio di settimane prima di morire aveva rivelato a medici, amici e all'ormai ex avvocato di temere di essere stata "avvelenata". I PM terranno in considerazione questa ipotesi, senza escludere, però, anche l'eventualità di una malattia rara, autoimmune, che i medici non sarebbero riusciti a diagnosticare, e che nel giro di poco tempo avrebbe aggredito il midollo e causato il progressivo decadimento degli organi della 34enne.