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Imane Fadil, procuratore Greco: "Nel sangue livelli alti di cadmio e antimonio"

4' di lettura

Continuano le indagini sulla morte della 34enne teste chiave del caso Ruby, morta il primo marzo nella clinica di Rozzano. Il procuratore di Milano: "All'autopsia presenti anche vigili del fuoco perché hanno un addestramento specifico per il rischio di radiazioni"

Resta un mistero la morte di Imane Fadil (CHI ERA), la modella marocchina, tra i testimoni chiave del caso Ruby, deceduta il primo marzo all’istituto Humanitas. Gli esiti parziali di un test, eseguito in un centro specializzato hanno confermato la presenza di radioattività sul corpo della 34enne. La procura di Milano indaga per omicidio volontario e il procuratore capo, Francesco Greco, ha affermato che "dagli esami sui liquidi biologici effettuati sono stati trovati livelli superiori rispetto alla norma di antimonio e cadmio". I pm milanesi hanno ascoltato per oltre due ore Michele Lagioia, il direttore sanitario della clinica di Rozzano dove la donna era ricoverata, e sentiranno come testimoni anche medici, infermieri e il personale della struttura. Uscendo dal Tribunale, il direttore ha spiegato ai cronisti di non voler rilasciare alcuna dichiarazione. 

Tracce significative di radioattività

Da un esame eseguito su ordine dei magistrati milanesi da un laboratorio specializzato di Milano, sul corpo di Imane Fadil sono risultate tracce significative di radioattività. Il procuratore Greco ha sottolineato che l'antimonio era presente con un valore di quasi tre volte superiore e il cadmio urinario di quasi sette volte superiore il range normale. Anche il Corriere.it ha segnalato che il test preliminare che calcola la radioattività nei tessuti avrebbe riportato livelli oltre i limiti di guardia. Una contaminazione che può essere paragonabile a quella di una persona che ha lavorato per 30 anni in una fonderia. In ogni caso, all'analisi compiuta seguirà un esame più approfondito e l'autopsia, che è stata programmata tra mercoledì e giovedì prossimo, necessaria per fare luce su cosa è accaduto. Lo ha sottolineato anche Greco: "attendiamo l'esito degli esami autoptici".

“Nessuno può vedere il corpo”

Ieri la Procura aveva vietato a chiunque, familiari compresi, di avvicinarsi alla salma di Imane, proprio in attesa dell’autopsia che sarà svolta dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo. Su richiesta specifica dei magistrati inquirenti, saranno utilizzati strumenti particolari per verificare la quantità di radiazioni e il tipo di metalli pesanti che si sono depositati nei tessuti della donna. La modella, già il 12 febbraio, aveva rivelato ai medici e ai parenti di temere di essere stata avvelenata e lo stesso giorno è stata fatta un'analisi sull'eventuale presenza di arsenico nel corpo che, ha detto il procuratore Greco, "il 22 febbraio ha dato esito negativo e i medici hanno deciso allora di disporre analisi sui metalli”. 

Vigili del fuoco presenti all'autopsia

Greco ha spiegato che all'autopsia saranno presenti anche i vigili del fuoco "perché hanno un addestramento specifico e strumentazione adeguata per il rischio di radiazioni". Il procuratore capo di Milano ha precisato che "si procederà prima con l'estrazione di alcuni campioni per le prime analisi", ovvero i carotaggi degli organi fegato e reni, e poi "con la normale autopsia". Sulle cause della morte di Imane Fadil non si esclude anche una malattia rara. "I medici dell'Humanitas - ha aggiunto Greco - hanno cercato di seguire tutte le ipotesi possibili in base alla scienza medica e ad una ad una le hanno scartate trovandosi davanti ad una situazione complessa che non sono riusciti a comprendere".

Saranno interrogate anche le ragazze ospiti ad Arcore

Intanto, sulle versioni discordanti tra la Procura e l’ospedale sui tempi di comunicazione del decesso, il procuratore di Milano Francesco Greco ha spiegato che l'Humanitas non ha mai avvisato i pm o la polizia giudiziaria della morte di Imane Fadil, che tra l'altro ai medici aveva parlato di un suo possibile avvelenamento. La notizia è stata comunicata alla procura dall'avvocato della giovane "che ha anticipato la comunicazione dell'ospedale". Sul caso presto saranno interrogati anche parenti, amici e alcune delle ragazze che sono state ospiti ad Arcore o personaggi che la giovane ha citato nei suoi verbali e che sono già stati convocati in aula durante i processi sulle feste hot nella residenza milanese di Silvio Berlusconi.

Il caso Ruby

La 34enne è stata una testimone chiave nel processo “Ruby” che ha visto coinvolto, tra gli altri, anche Silvio Berlusconi. L’ex premier ha però negato di conoscere Fadil che invece sosteneva di essere stata presente a diverse cene ad Arcore e di avere “molte cose ancora da dire” a proposito.

Data ultima modifica 18 marzo 2019 ore 15:30

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