Huck Finn è finito nel West e ci racconta tutte le fragilità del mito americano

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Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Robert Coover ripesca il grande personaggio creato da Mark Twain per farsi beffe della retorica di uno degli archetipi statunitensi

Huckleberry Finn è uno dei grandi personaggi della letteratura americana nati dal genio narrativo di Mark Twain, che l'ha reso protagonista di un paio di suoi capolavori e in particolare delle "Avventure" che portano proprio il suo nome.

Figlio di un vagabondo ubriacone, "Huck" è davvero il prototipo del ritratto del "boy" americano del tempo: ingenuo, idealista, senza alcuna educazione e istruzione, è il personaggio perfetto per Twain per raccontare con il suo inconfondibile umorismo la vita miserabile e ordinaria delle comunità della valle del Missisipi dell'Ottocento.

In “Huck Finn nel West” (traduzione di Riccardo Duranti, NN editore, pp. 356, euro 19) Robert Coover, considerato uno dei grandi scrittori americani contemporanei, decide di partire da dove Mark Twain era arrivato, raccontando la vita di Huck per i successivi trent’anni con un romanzo d’avventura ambientato nell’America del XIX secolo.

Il mito e il suo rovesciamento

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Tutto qui? No, perché Coover, che è stato giustamente definito un moschettiere del postmoderno (il copyright è di Luca Pantarotto), in questo romanzo in realtà non racconta solo una storia piena di cavalli selvaggi e di carovane di fanatici religiosi.

Ripescando il personaggio di Huck Finn, Coover decide infatti di sfruttare l’icona letteraria nata dal genio di Twain per rovesciare il mito americano della Frontiera, scardinandone il senso e facendolo a pezzi.

Una storia di grande coerenza narrativa

La verve ironica di Coover ci conduce in una storia di grande coerenza narrativa rispetto a quanto immaginato da Twain più di un secolo e mezzo fa. Eppure, nelle pieghe di quel racconto, lascia al lettore di oggi la possibilità di cogliere tutte le contraddizioni identitarie e linguistiche del mito fondativo dell’America contemporanea. Ed è in questo che sta tutto il bello e il divertente di questo romanzo.

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