Cognetti: “Le lettere di Pozzi ci ricordano che scrivere è un lavoro di lima e scalpello”

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Filippo Maria Battaglia

Arriva in libreria "L'Antonia",  un libro che rievoca la vita e l’opera di una delle grandi voci poetiche del '900 italiano anche attraverso i suoi versi e le sue fotografie, scelte e raccontate dall'autore delle "Otto montagne". Che durante la rubrica di libri di Sky TG24 dice: "Il più delle volte i grandi scrittori sono grandi e pazienti lavoratori"

 

Sentite qui: "Criticarsi, distruggere, ricostruire in teoria non serve un bel nulla. La massa inerte, spessa, grigia, delle frasi già fatte, delle parole già dette, va traforata pazientemente, lentissimamente, assimilata ed eliminata successivamente come una dose di calcare indigesto, vinta a poco a poco con la costanza e con l’astuzia, perché alla fine se ne liberi, se ne svincoli un principio, una forma di personalità".

Queste cinque righe non fanno parte di un manuale di scrittura. Provengono dalla lettera che una delle grandi voci poetiche del Novecento italiano, Antonia Pozzi, scrive a Dino Formaggio il 28 agosto 1937. 

Una lettera bellissima, in cui Pozzi tra l'altro confessa di non credere ai miracoli né alle improvvisazioni letterarie, ma piuttosto al "lavoro, alla dura fatica di lima e di scalpello, alla lotta continua, sanguinosa, contro se stessi, contro i propri 'cancri' giovanili, contro l’enfasi, contro l’involuzione, contro l’eccessivo lirismo".

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Questa lettera è una di quelle che Paolo Cognetti ha deciso di scegliere per ricordare  l'"Antonia", nel libro omonimo da poco pubblicato da Ponte alle grazie che rievoca la vita e l'opera di Pozzi proprio attraverso le sue lettere, le sue foto e le sue poesie. 

“Leggendo quelle e altre pagine - racconta Cognetti durante 'Incipit', la rubrica di libri di Sky TG24 -  ci si accorge come un suo verso perfetto che potrebbe sembrare scaturito da un’illuminazione sia in realtà il prodotto di una lunga elaborazione".  

La lettera che Pozzi scrive nell'estate del 1937 non è dunque solo una dichiarazione poetica: smentisce, ricorda sempre Cognetti,  "l’equivoco del genio, quello cioè che vuole che ci siano artisti che in preda a una sorta di delirio buttino giù il loro capolavoro in pochissimo tempo. Conoscendo la letteratura,  sappiamo in realtà che non è così: i grandi scrittori, il più delle volte, sono anche grandi e pazienti lavoratori".

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