Una storia di assenze e ritorni: "La vita sempre" di Elena Varvello

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Filippo Maria Battaglia

Filippo Maria Battaglia

Il nuovo romanzo della scrittrice, finalista al Premio Campiello 2026, ruota attorno a una storia familiare che attraversa il Novecento e interroga il rapporto tra memoria, perdita e persistenza della vita. L’intervista durante “Incipit”, il programma di libri di Sky TG24

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Uno scommette, rischia, si affida all’istinto. L’altra conserva, custodisce, prova a tenere insieme ciò che rischia di andare perduto. Francesco e Teresa, i protagonisti del libro di questa settimana di “Incipit”, sembrano muoversi nel mondo seguendo direzioni opposte. Eppure è proprio da questa differenza che nasce il legame che attraversa "La vita sempre", il nuovo romanzo di Elena Varvello, pubblicato da Guanda e finalista al Premio Campiello 2026, il cui vincitore — scelto dalla giuria dei trecento lettori anonimi — sarà proclamato il prossimo 3 ottobre al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia.

Francesco, racconta Varvello durante l’intervista, è ispirato a una figura reale: suo nonno. Di cui, però, le erano arrivate soltanto poche tracce, frammenti dispersi che non bastavano a ricostruire una vita. È dentro quello spazio vuoto che prende forma il romanzo. “L’assenza è sempre una presenza”, osserva la scrittrice, prima di aggiungere come "gli scomparsi possano essere sempre ritrovati”. Per questo, spiega Varvello, “La vita sempre” non è soltanto un libro sulla perdita, ma anche sulla persistenza delle persone, dei legami e delle storie oltre il tempo che le ha generate. “Il che”, conclude la scrittrice, “mi dà speranza sul nostro futuro: anche noi un giorno saremo scomparsi per qualcuno, ma quel qualcuno potrà ritrovarci”.

L'intervista è disponibile anche come podcast in tutte le principali piattaforme cercando la rubrica "Incipit -Tra le righe" o selezionando l'episodio nella playlist che si trova qui sotto.

 

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