Aimone l'airone, la nuova graphic novel di Marinaccio tra cinismo e contemporaneità

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Si parte dai tempi presenti per affrontare tematiche come lavoro, relazioni, ma anche disagi e problemi che ci affliggono. "Ogni pagina è una striscia indipendente in cui succede sempre qualcosa di cinico e cattivo, a volte un po’ più poetico" spiega l'autore a Sky Tg24. Tutte legate da un’idea un po’ kafkiana di eterno ritorno: “È un po' come Willy Coyote nel senso che a lui comunque succede il peggio, anche il suicidio, però poi in ogni vignetta riparte da capo”

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Cinico. Ma di quel cinismo un po’ romantico. Come risposta a una società asettica, in cui tutto dura pochissimo ed è proprio in questo, nella sua natura effimera, che si fa fatica a emozionarsi. Così, paradossalmente, il cinismo colma quella mancanza. Ti turba. Non ti lascia mai indifferente. La nuova graphic novel di Claudio Marinaccio, "Aimone l'airone", parte da qui. E da quella voglia di “tirar fuori un po’ di quel cinismo che avevo dentro, scherzo su temi che di solito non sono fatti per ridere, però il cinismo è qualcosa che comunque scuote un po' da questo torpore in cui viviamo”.

Come nasce e chi è Aimone

"Aimone l’airone", racconta Marinaccio a Sky Tg24, nasce quando "mio figlio mi ha chiesto di disegnare un airone a tutti i costi. Anche se non potevo, lui tornava più insistente di prima, così che alla fine l’ho disegnato ma subito dopo l’ho massacrato". Da quel momento l’idea di disegnare strisce indipendenti. Legate però da un sentimento comune: "Ogni pagina è una striscia in cui succede sempre qualcosa di cinico e cattivo, a volte un po’ più poetico". E legate anche da un’idea un po’ kafkiana di eterno ritorno. “È un po' come Willy Coyote nel senso che a lui comunque succede il peggio, anche il suicidio, però poi in ogni vignetta riparte da capo”. Aimone rappresenta questo: nonostante tutto quello che ti succede nella vita, alla fine lui riparte sempre. Con la consapevolezza però che può succedere qualcosa di brutto. In questo senso è un eterno ritorno, con alla base però la sopravvivenza. “A un certo punto o accetti questo meccanismo, oppure ci vai contro, ma in questo caso finisce per sempre”.

I temi affrontati

Tanti i temi affrontati. Che partono anche e soprattutto dai tempi presenti. “Paradossalmente il disagio della contemporaneità mi diverte. Lo vedo con la lente un po' cattiva del cinismo che mi fa ridere di ciò che accade. D’altra parte però se si oltrepassa la risata stessa, allora inizia a far male”. Anche perché inizialmente si riesce ad avere un filtro distaccato, “sono aironi e non sono persone. Poi però è peggio perché poi quando ci entri dentro capisci che gli aironi in realtà sono un po’ esseri umani”. E quindi il tema del lavoro che torna spesso. Una delle vignette più celebri è quella in cui Aimone a otto anni sogna di essere astronauta, a 18 di fare il cantante, si laurea a 30 e a 31 lavora in un call center. “L’ho chiamato un po’ il cimitero dei sogni infranti”. O quello delle relazioni, che ormai perdono parte di quella che dovrebbe essere la natura intrinseca dell’intimità. In una società che corre sempre e troppo velocemente. Per cui si vuole la ricerca della felicità, ignorando però che “la felicità, come la tristezza, sono momenti che arrivano e vanno. Non si può essere sempre felici, sarebbe anche innaturale e non bello. La vera ricerca dovrebbe essere quella della serenità. Che è comunque qualcosa che ti lascia affrontare le emozioni che abbiamo in maniera differente. Per me la serenità è un pochettino sposa della consapevolezza. Per esempio tutti moriamo, non è uno spoiler. La ricerca di una serenità porta ad accettare tutto quello che succede nella vita in maniera più leggera. Per non essere "schiavi di un mondo dove l'immagine è sempre più importante con canoni irraggiungibili per noi comuni mortali".  Così, "tutta questa ipocrisia è esplosa proprio nelle vignette di Aimone dove ho cercato di ridere delle cose anche più cattive proprio per sfuggire da questa irrealtà”.

 

(A cura di Paola Arrigoni)

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