Capodanno: Uecoop, 2020 il peggiore di sempre per 1 impresa su 5

Lavoro
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DENVER, CO - MARCH 12: Healthcare workers from the Colorado Department of Public Health and Environment check in with people waiting to be tested for COVID-19 at the state's first drive-up testing center on March 12, 2020 in Denver, Colorado. The testing center is free and available to anyone who has a note from a doctor confirming they meet the criteria to be tested for the virus. (Photo by Michael Ciaglo/Getty Images)

Il 41% costretto a chiedere nuovi prestiti alle banche per resistere alla crisi da Covid

Per quasi una impresa su 5 (18%) il 2020 che si chiude è l’anno peggiore di sempre con bilanci in rosso, tagli del fatturato, sospensione degli investimenti e pesanti effetti su economia, lavoro e salute delle persone a causa dell’emergenza Covid. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su un campione nazionale di aziende in riferimento al ritorno dell’Italia in zona rossa a Capodanno con le misure anti contagio che hanno limitato attività e consumi durante le feste.


La pandemia - sottolinea Uecoop - sta mettendo a dura prova tutti i settori, dai servizi al commercio, dalla logistica alla manifattura, dall’agroalimentare al turismo con il crollo dei consumi nazionali del 10,8% e la chiusura di oltre 390mila attività in Italia.


"Il 41% delle imprese - evidenzia l’indagine di Uecoop - è stato costretto a chiedere prestiti alle banche per resistere alle conseguenze della crisi generata dal Covid e se per 6 volte su 10 (61%) il finanziamento è stato concesso senza problemi in quasi 1 caso su 3 (29%) si sono dovuti sostenere garanzie e costi aggiuntivi mentre un altro 10% delle domande è stato respinto senza erogare i fondi alle aziende. A fronte di una situazione di sofferenza generalizzata del sistema economico con il rischio che la situazione peggiori nei prossimi mesi quando finirà il blocco dei licenziamenti è necessario attivare prima possibile gli aiuti a imprese e famiglie con le risorse messe a disposizione dall’Unione europea. Un’attesa che coinvolge tutti anche se per una impresa su 5 (21%) si rischia di far passare due anni prima di vedere gli aiuti del recovery plan mentre il 10% teme invece che quei soldi non arriveranno mai".

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