Metalmeccanici il 25 in piazza a Roma, serve vera politica industriale

Lavoro
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THE HAGUE, NETHERLANDS - APRIL 10: A welder repairs a fishing boat in the port of The Hague amid the coronavirus (COVID-19) pandemic on April 10, 2020 in The Hague, The Netherlands. The price of fish has dropped as restaurants and many open markets remain closed. The Coronavirus (COVID-19) pandemic has spread to many countries across the world, claiming over 90,000 lives and infecting more than 1.5 million people.  (Photo by Pierre Crom/Getty Images)

Bentivogli, 'in 2 anni non è stato risolto nessuno dei 144 tavoli di crisi aperti al Mise'

 

 

I metalmeccanici tornano in piazza. Fim, Fiom, Uilm convocano per giovedì alle 10.30 una manifestazione nazionale in piazza del Popolo a Roma con la partecipazione delle rappresentanze di 100 aziende metalmeccaniche che stanno affrontando la crisi. 

 

‘Ripartire dalle 100 vertenze da risolvere per l’industria e il lavoro!’ è il titolo della manifestazione nazionale. L’emergenza Covid-19 ha peggiorato la situazione delle crisi industriali che affrontiamo da anni nella siderurgia, automotive, elettrodomestico. A queste se ne aggiungono di nuove come quelle nel settore dell’avionica civile e al rischio delle piccole e medie imprese che con il calo dei volumi di mercato possono diventare drammatiche mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e di buona parte della capacità industriale.

 

Il lavoro delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici è strategico per il futuro del nostro Paese in Europa. È essenziale che il governo utilizzi le risorse nazionali ed europee per realizzare un reale 'green new deal' investendo nei settori strategici dell’industria dalla siderurgia alla mobilità, dall’automotive all’elettrodomestico, dall’informatica e dalla cantieristica alla microelettronica fino alle macchine utensili ed al medicale. Interverranno le delegate e i delegati e prenderanno la parola Francesca Re David segretaria generale Fiom-Cgil, Rocco Palombella segretario generale Uilm-Uil, Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl.

 

"In due anni non è stato risolto nessuno dei 144 tavoli di crisi aperti al Mise", sottolinea Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl. "In Italia - aggiunge - si fa finta di non sapere che il crollo del Pil atteso non è paragonabile né al 2008 né agli shock petroliferi degli anni ’70 ma rischia di essere quello del 1944, mentre tra i 55 miliardi del Dl Rilancio ci sono '0' euro per l’automotive. Ripartire significa altro da quello che stiamo vedendo: per questo il 25 giugno saremo in Piazza del Popolo accanto alle lavoratrici, ai lavoratori. Ci aspetta un autunno terribile, mobilitiamoci prima che sia troppo tardi!".

 

Durante l'emergenza dovuta alla pandemia del Covid-19, rileva Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, "abbiamo chiuso le fabbriche, con scioperi e fermate delle attività produttive, per la salute di tutti. Ora vogliamo soluzioni per le vecchie e le nuove crisi industriali, tutte senza risposta; vogliamo tavoli di settore sugli asset strategici, il blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali rinnovati e universali che sostengano l’occupazione, la formazione e la riduzione degli orari, un rinnovato intervento pubblico in economia per dare risposte concrete ai lavoratori e per dare prospettiva all'industria metalmeccanica nel rispetto di vincoli sociali e ambientali". 

 

E' inaccettabile, aggiunge, "che il governo possa pensare a nuove politiche industriali senza discuterle con i lavoratori e il sindacato. Confindustria sbaglia quando annuncia di voler superare il contratto nazionale. Il lavoro va valorizzato non impoverito. Dobbiamo rimettere al centro le persone e le loro competenze e difendere e rilanciare il ruolo della contrattazione, a partire dal contratto nazionale dei metalmeccanici".

 

Nonostante le restrizioni del Covid-19, continua Rocco Palombella, segretario generale Uilm-Uil, "abbiamo voluto organizzare una manifestazione indirizzata nei confronti del Governo, di Federmeccanica e di tutte le aziende. Al Governo chiediamo una vera politica industriale, il rilancio dei settori industriali e la salvaguardia di quelli in crisi, la riduzione del peso fiscale sui lavoratori dipendenti, la detassazione dei premi di risultato, investimenti pubblici e privati per far ripartire il nostro Paese, un'adeguata legislazione sul ruolo delle multinazionali e una riforma degli ammortizzatori sociali. Alle aziende e a Federmeccanica chiediamo maggiori investimenti per rendere i posti di lavoro più sicuri e di sbloccare la trattativa sul rinnovo contrattuale, come elementi indispensabili di fiducia nei confronti dei lavoratori, per far ripartire i consumi e arrestare il degrado industriale".

 

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