Istat, pil -4,7% in primo trimestre

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Gli impatti dell'emergenza sanitaria sui prezzi vedono prevalere al momento gli effetti deflazionistici legati al contenimento della domanda

Lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di Covid-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. L'impatto del Covid-19 sull'economia italiana è profondo ed esteso. La stima preliminare del pil riferita al primo trimestre ha fornito una prima quantificazione degli effetti della crisi sull'economia: la caduta dell'attività economica rispetto al trimestre precedente è stata pari al 4,7% mentre la variazione acquisita per il 2020 è del -4,9%. Lo rileva l'Istat. A marzo, le misure di contenimento dell'epidemia in Italia e nei principali paesi partner commerciali hanno avuto effetti negativi sugli scambi con l'estero del Paese.


Le vendite al dettaglio hanno registrato un crollo per i beni non alimentari, in presenza di un deciso aumento del commercio elettronico. Gli impatti dell'emergenza sanitaria sui prezzi vedono prevalere al momento gli effetti deflazionistici legati al contenimento della domanda. Frenata dai ribassi degli energetici, l'inflazione in Italia è risultata nulla, riducendo tuttavia il differenziale negativo con l'area dell'euro. Nel corso del mese di aprile, l'indice del social mood sull'economia ha mostrato un ulteriore peggioramento delle percezioni giornaliere sull'andamento dell'economia, con marginali segnali di inversione di tendenza a fine mese. L'approfondimento della nota di aprile è dedicato all'analisi dell'impatto del lockdown sul commercio estero dell'Italia fornendo una prima quantificazione dell'impatto della caduta del commercio mondiale sul settore manifatturiero.


''L'impatto del Covid-19 sull'economia italiana è profondo ed esteso, come indicato dalla stima preliminare del pil riferita al primo trimestre, riguardando sia la domanda interna (calo dei consumi e degli investimenti), sia quella estera con pesanti effetti sulle esportazioni'', sottolinea.


Le imprese appartenenti alle attività sospese d'autorità sono ora circa 800mila (il 19,1% del totale, rispetto a poco meno del 48% precedente), con un peso occupazionale del 15,7% (era circa il 43%) sul complesso dei settori dell'industria e dei servizi di mercato (escluso il settore finanziario). L'Istat aggiorna al 4 maggio i dati relativi alle attività chiuse, nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. Le imprese attive nei settori sospesi sono concentrate esclusivamente nel terziario, realizzano il 6,9% del fatturato e l'8,2% del valore aggiunto del totale delle imprese industriali e dei servizi.

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