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Coronavirus: Csc, Ue per uscire da crisi dovrà ripensare welfare

Lavoro
Vincenzo Boccia, presidente Confindustria (Getty Images)

Secondo il Centro Studi di Confindustria Nell'affrontare l'emergenza coronavirus la politica economica europea volta "a preservare posti di lavoro, è una strategia efficiente in questa fase transitoria di sospensione forzata delle attività lavorative”

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Nell'affrontare l'emergenza coronavirus la politica economica europea volta "a preservare posti di lavoro, è una strategia efficiente in questa fase transitoria di sospensione forzata delle attività lavorative. Evitando gli esuberi, infatti, si preservano anche la capacità produttiva e il capitale umano delle imprese e dell'economia nel suo complesso, rendendo il sistema più pronto a cogliere i primi segnali di ripartenza". Lo rileva il Csc in una nota in cui mette in luce gli approcci diversi di Europa e Usa.

Il commento

"Come in passato, tuttavia, anche in uscita da questa crisi economica, vi saranno inevitabilmente ristrutturazioni profonde che coinvolgeranno - si legge nella nota - aziende e interi settori. In vista di questa seconda fase, serve dunque fin da ora un ripensamento del sistema di welfare europeo volto a favorire la mobilità dei lavoratori, tramite il rafforzamento non solo di programmi di sostegno al reddito (quali i sussidi di disoccupazione) ma anche di formazione, per fornire nuove competenze ai lavoratori che transiteranno verso occupazioni diverse a quelle precedentemente svolte".

La risposta degli Stati Uniti "pare fondarsi sul presupposto che la disoccupazione ineluttabilmente aumenterà": di qui le "generoso" estensioni dei sussidi di disoccupazione. Al contrario, "gli sforzi dell'Unione europea si concentrano sull'obiettivo di scongiurare aumenti eccessivi della disoccupazione, come descritto in modo eloquente dal nome del programma proposto dalla Commissione (Sure sta per Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency)".