Corte Conti, serve razionalizzazione per 1/3 società enti territoriali

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Referto della sezione delle autonomie

Il 27% delle società degli enti territoriali, pari a quasi un terzo del totale, versa in condizioni tali da richiedere interventi di razionalizzazione da parte delle amministrazioni socie. Le '’situazioni di criticità’' rilevate dalla Corte dei Conti aggiornate al 2017, e contenute nel referto della sezione delle autonomie, riguardano 1.367 organismi. Nel dossier si mette in evidenza come ''la governance non sia sempre esercitata in modo consapevole da parte degli enti proprietari, i quali, talora, hanno spostato il potere decisionale dall’organo politico al sistema delle holding".

I debiti delle società partecipate dagli enti territoriali ammontano a 91,9 miliardi, di cui quasi il 40% è attribuibile alle partecipazioni totalitarie. Nelle partecipate pubbliche al 100% si rileva anche la preminenza dei crediti verso soci sul totale, sintomo della spiccata dipendenza di tali partecipazioni dagli enti controllanti, pur in presenza di un rilevante indebitamento verso terzi. Tale dipendenza, spiega la magistratura contabile, è confermata anche da alcune ''situazioni di eccedenza delle erogazioni (tra cui quelle per contratti di servizio) rispetto ai valori della produzione delle società''. Tali situazioni ''appaiono giustificabili in caso di risultati di esercizio negativi (da cui scaturiscono oneri per copertura perdite o per ricapitalizzazioni), mentre risultano poco comprensibili se associate a bilanci in utile''.


Si conferma, inoltre, la prevalenza degli affidamenti diretti: nonostante la rigidità dei presupposti che consentono la deroga, su un totale di 14.626 affidamenti, le gare sono soltanto 878 e gli affidamenti a società mista, con gara a doppio oggetto, 178. Speculari le risultanze per organismi non societari. Nel 2017, le società operanti nei servizi pubblici locali sono numericamente ridotte (il 40,75% del totale), pur rappresentando una parte importante del valore della produzione (il 71,18% dell’importo complessivo). Di queste, solo il 42% è totalmente pubblico, ma occupa circa due terzi degli addetti. Analoga proporzione si registra per gli enti sanitari. Nel confronto tra i risultati conseguiti dalle società degli enti territoriali interamente pubbliche (1.804) con il totale esaminato (4.326), sono più frequenti, per le prime, situazioni di prevalenza delle perdite di esercizio sugli utili.

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