Venezia, al Festival l'amore per le donne

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Al Lido storie di donne, non necessariamente raccontate da donne

Oggi riflettevo su una cosa: sul fatto che le storie al femminile sono le mie preferite. Non dico che siano sempre e necessariamente le migliori, dico solo che spesso sono quelle che più mi emozionano. Volendo trovare un filo conduttore di questa seconda giornata di Festival, ecco lo troverei nelle donne. I film in Concorso di Alfonso Cuaron e Yorgos Lanthimos hanno all’apparenza poche cose in comune. Nel primo siamo negli anni ’70 a “Roma” (che non è la “caput mundi” ma il quartiere omonimo di Città del Messico), nel secondo siamo alla corte della Regina Anna, nell’Inghilterra dei primi del ‘700. In entrambi però sono le donne a dettare legge, a volte in senso figurato, altre in senso pratico e persino politico.

Una questione di Cuaron

Cuaron mette in scena una biografia in bianco e nero e parla “delle sue due mamme”, dice lui. Delle due donne, la madre e la governante Cleo che l’hanno cresciuto, con rigore e amore, complicità e fatica, tra le tensioni sociali nel sottofondo. Sono donne diverse anche per estrazione sociale, entrambe affrontano una sofferente separazione ma riescono ad unirsi prima nel dolore e poi nel necessario istinto alla sopravvivenza. Non sono per nulla unite, anzi, le cortigiane di “La favorita” che con avidità, inganno e arte della seduzione cercano di accaparrarsi il favore, appunto, della regina. Emma Stone, che ha gettato il Lido nel panico (inteso come delirio di fan assiepati a ogni angolo nella speranza di rubarle un autografo) ha detto una cosa che mi ha molto colpita: “Nel film scordatevi la sorellanza. Il mio personaggio va capito perché è una sopravvissuta”.

Due modi opposti di reagire al dolore

Ecco qui la mia riflessione: due modi, opposti, di reagire al dolore. Il primo che porta alla compassione, il secondo che porta alla crudeltà. Ai Festival, da Cannes a Venezia, si dice che ci siano poche “quote rosa” e pochi film di registe donne. Secondo me però la questione è altrove: se ci sono pochi film di registe donne è perché ne vengono prodotti pochi. Se ne vengono prodotti pochi quindi il problema è a monte e non a valle, e i Festival ovviamente arrivano per ultimi selezionando ciò che è stato fatto. Quindi se vogliamo andare oltre, possiamo dire che, in generale, sono molti i film che si concentrano sull’universo femminile, per fortuna, con le sue mille sfaccettature. Siamo brave insomma a fare quello che facciamo, perché lo facciamo sempre con il cuore. Persino odiare. E il cinema ce lo ricorda sempre.

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