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È morto Vittorio Taviani, maestro di cinema col fratello Paolo

4' di lettura

Aveva 88 anni ed era malato da tempo. È deceduto a Roma. Aveva vinto la Palma d'oro a Cannes per il capolavoro filmato insieme al fratello Paolo

È morto a Roma, malato da tempo, il regista Vittorio Taviani, 88 anni, che con il fratello Paolo ha firmato capolavori della storia del cinema italiano: da Padre Padrone (Palma d'oro a Cannes nel '77) a La Notte di San Lorenzo a Caos fino a Cesare deve morire (Orso d'oro a Berlino). La morte del regista è stata annunciata all'ANSA da una delle figlie, Giovanna. Per volontà della famiglia non ci saranno camera ardente né funerali ma il corpo del verrà cremato in forma strettamente privata. Taviani era nato a San Miniato, in provincia di Pisa, il 20 settembre del 1929. Insieme al fratello Paolo ha raccontato la storia, la società e le contraddizioni dell'Italia.

Vittorio e Paolo Taviani in uno scatto dell'ANSA

Gli esordi

Dei due fratelli Taviani, Vittorio - che tutti riconoscevano soprattutto per il vezzo del cappello portato con orgoglio in ogni circostanza - era quello più taciturno, ma i cui silenzi si spezzavano in folgoranti battute cariche di bonaria ironia, indizio di un cuore grande e di una generosità che lasciava il passo solo a una passione politica e civile intransigente cui non aveva mai voluto abdicare. Appassionato di cinema fin da giovanissimo, insieme al fratello aveva dato vita a un cineclub nella vicina Pisa andando di pari passo tra gli studi e la discussione che ben presto fu insieme politica ed estetica. Nonostante una consuetudine con gli ormai abbandonati studi cinematografici di Tirrenia e Pisorno, l'attrazione per Cinecittà e quella Roma in cui il cinema si faceva e crescevano i movimenti di partecipazione politica, ebbe ben presto la meglio sulla "toscanità" del duo e, insieme come sempre, i due fratelli si spostarono nella capitale alla metà degli anni '50. Un loro lavoro sulla Resistenza, "San Miniato luglio '44" ebbe la collaborazione di Cesare Zavattini e la benedizione di una figura tanto carismatica li confermò tra i giovani autori di documentario. Il secondo incontro fortunato fu con Ioris Ivens che divise anche con loro la regia di "L'Italia è un paese povero" nel 1960. E l'idea del lavoro collettivo, che diventa anche palestra delle idee e delle esperienze professionali, portò i Taviani a lavorare a sei mani con Valentino Orsini per i due primi lungometraggi a soggetto, "Un uomo da bruciare" e "I fuorilegge del matrimonio" diretti tra il '62 e il '63.

Il debutto in coppia

Ci vogliono però altri quattro anni per approdare al debutto in coppia, nel 1967, con quel "Sovversivi" che preannuncia il ribellismo del '68, prende spunto dai solenni funerali di Togliatti e vede protagonista un giovane appassionato di cinema di nome Lucio Dalla. Inutile ripercorrere oggi tutta la luminosa carriera dei Fratelli Taviani, tra il trionfo a Cannes con "Padre Padrone" (1977) con la benedizione del presidente di giuria Roberto Rossellini, fino all'Orso d'oro a Berlino per "Cesare deve morire" (2012) passando per grandi successi come "La notte di San Lorenzo", "Kaos", "Good Morning Babilonia".

I fratelli Taviani nel 2012 a Berlino con l'Orso d'Oro per "Cesare deve morire" (Foto: ANSA)

Il cinema in lutto

"Perdiamo la metà di un duo leggendario, che ha creato uno stile inconfondibile, a cavallo tra epica popolare e poesia", afferma il regista livornese Paolo Virzì. "La parola 'fratelli Taviani' evoca realismo magico, i loro film stanno al cinema mondiale come i romanzi di Garcia Marquez alla letteratura", aggiunge. Gavino Ledda, autore del celeberrimo Padre padrone portato al cinema dai fratelli Taviani, piange "un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa e colta". Un commosso Pupi Avati dice all'ANSA: "Posso capire forse meglio di chiunque altro, avendo alle spalle cinquant'anni di cinema spartiti con mio fratello Antonio, cosa significhi per Paolo la scomparsa del fratello Vittorio. Due esseri umani con identità diverse che tuttavia nel loro narrare cinematografico avevano trovato una loro unica voce".

L'Orso d'Oro per "Cesare deve morire" (Foto: ANSA)

Il cordoglio delle istituzioni

"La scomparsa di Vittorio Taviani costituisce un grave lutto per il cinema e la cultura italiani, che perdono un indiscusso e amato protagonista", scrive in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cordoglio per la scomparsa del regista arriva anche dal premier Paolo Gentiloni, che ne ricorda "il suo racconto dell'Italia, della sua storia e società, della sua letteratura riletta senza indulgenza e con passione del reale", e dal ministro della Cultura Dario Franceschini che piange "uno dei grandi maestri della nostra cinematografia".

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