Green Carpet Fashion Awards 2018, il futuro della moda è sostenibile

5' di lettura

Presentata l’edizione 2018 del premio che si terrà il 23 settembre alla Scala di Milano. Stilisti, maison del lusso e designer emergenti si impegnano per fare dell’innovazione il loro obiettivo

di Maria Teresa Squillaci

Essere sempre più ecologicamente corretti fa bene alla Terra, a noi stessi e alla moda. Per questo sono nati i Green Carpet Fashion Awards, gli "Oscar" della moda sostenibile. Dopo l’esordio lo scorso anno, in cui sono stati premiati, tra gli altri, la ex top model e attivista Gisele Bündchen e gli stilisti Brunello Cucinelli e Pierpaolo Piccioli, la seconda edizione del premio si terrà a Milano il prossimo 23 settembre durante la Fashion Week.

Oscar della moda sostenibile

Sul tappeto verde del Teatro alla Scala torneranno a sfilare grandi stilisti, maison del lusso e designer emergenti impegnati per fare dell’innovazione il loro obiettivo. L’evento è patrocinato da Camera nazionale della moda italiana in collaborazione con la società di consulenza Eco-Age, nota per assistere i brand a indirizzare la propria produzione verso la sostenibilità fondata da Livia Firth, moglie di Colin Firth. "Hanprint of Fashion" è il tema di questa seconda edizione: "Parliamo spesso dell'impronta ecologica dei prodotti moda che produciamo ma si tratta di una visuale ristretta. Bisogna includere il senso di appartenenza e il valore culturale che abbondano nella filiera produttiva italiana ancorata a un modello artigianale". Per questo il piazzale antistante alla Scala verrà trasformato in un "Giardino degli artigiani".

Cosa vuol dire "moda sostenibile"

Secondo dati elaborati da Altrocononsumo, quella tessile è la seconda industria più inquinante al mondo, dopo quella che impiega fonti fossili per produrre energia, sia per l'utilizzo del petrolio come materia prima nella produzione dei tessuti sintetici sia per i trattamenti chimici che vengono effettuati dalle aziende. La moda deve essere sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Questo comporta la continua ricerca di materiali che siano ecologici e rinnovabili. L'obiettivo è utilizzare meno risorse energetiche ed eliminare pesticidi e fertilizzanti chimici che con il tempo persistono nel tessuto e che rischiano di essere assorbiti dal nostro organismo e rilasciati in acqua nelle fasi di lavaggio degli indumenti. Dallo studio dell’IUCN“Primary Microplastics in the Ocean” del 2017 è emerso che tra tutte le microplastiche primarie (quelle che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare, il 35% è rappresentato dalle microfibre dei tessuti sintetici (LO SPECIALE SKY UN MARE DA SALVARE).

I fattori etici

Sostenibilità vuol dire anche rispetto dei diritti umani con condizioni lavorative dignitose e allevamenti biologici che rendano la vita degli animali più semplice. Il fenomeno della "fast fashion", ovvero quella moda in cui la produzione avviene più velocemente e al minor costo possibile in modo da cavalcare l’onda delle tendenze del momento, ha imposto un’attenzione ancora maggiore da questo punto di vista. La Camera Nazionale della Moda Italiana, nell'ambito del Tavolo di Lavoro per la Sostenibilità, al quale hanno partecipato i più grandi stilisti e gruppi della moda, ha appena fissato le linee guida nell'utilizzo delle sostanze chimiche nei processi di produzione e sono allo studio l'approvvigionamento delle materie prime e il controllo della catena di fornitura: "L'obiettivo è espletare questa roadmap entro il 2020 per una piena implementazione del "Manifesto della sostenibilità per la moda italiana" spiega il presidente della CNMI Carlo Capasa. (LE CERTIFICAZIONI DELLA MODA SOSTENIBILE)

Brand sempre più sostenibili

Sono sempre di più i brand che hanno scelto di seguire la strada della sostenibilità. Prima fra tutte Stella McCartney, pioniera della moda etica: nulla nelle sue collezioni ha origini animali. Recentemente Versace e Furla si sono uniti ai marchi che hanno deciso di dire addio alle pellicce. Paladina della moda green anche la stilista Vivianne Westwood: “La rivoluzione climatica è punk” ha dichiarato l’icona dello stile British.

L'impegno delle star

Le pratiche sostenibili sono seguite sempre più spesso anche da celebrità e influencer che si impegnano per promuovere una moda più green. Tra queste la più attiva è Emma Watson che anche attraverso il suo account Instagram, The Press Tour, sostiene diversi brand etici di moda, accessori e beauty.

Livia Firth e Eco-Age

Livia Firth ha introdotto i valori "eco" a Hollywood e a Cannes, trasformando i “red carpet” in “green carpet” e indossando e facendo indossare abiti di produzione sostenibile. Un anno fa con la sua Eco Age e la Camera nazionale della moda guidata da Carlo Capasa ha tenuto a battesimo i Green Carpet Fashion Awards Italia e recentemente ha portato la tendenza Green anche a Buckingham Palace con una grande mostra sulla eco-moda:  “The Commonwealth Fashion Exchange”: trenta pezzi eco-friendly di alta sartoria creati da famosi designer provenienti dai 53 Paesi membri del Commonwealth.

Tendenza e business della moda green

Del resto moda etica è anche un’opportunità di business. Le ricerche mostrano che i Millennials vogliono capi etici. Lo dice uno studio McKinsey: l’innovazione responsabile è uno dei 10 megatrend del settore moda per i prossimi dieci anni.  Non solo: la ricerca svela che “oltre il 65% dei consumatori nei mercati emergenti, Cina e India in primis, e il 32% dei consumatori in Europa e Stati Uniti, fanno ricerca attiva prima dei loro acquisti e sono interessati alla moda sostenibile”. Sempre secondo lo studio, circa il 20% di loro, potrebbe tradurre questo interesse in decisione di acquisto, facendo della sostenibilità uno dei criteri usati per scegliere cosa comprare e quanto sono disposti a pagare.

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