Addio a Elisabetta Terabust, l'étoile che scoprì Roberto Bolle

I ballerini Elisabetta Terabust e Peter Schaufuss nel 1981 (Fotogramma)
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La ballerina aveva 71 anni. Ha danzato con i più grandi al mondo e ha contribuito a far emergere l'allora giovanissima promessa della Scala

Si è spenta a Roma, a 71 anni, la ballerina Elisabetta Terabust. Ha danzato con i più grandi ballerini della sua epoca, tra i quali Rudolf Nureyev, e ha diretto il corpo di ballo della Scala, del Maggio Danza, del San Carlo di Napoli. Era direttrice onoraria della Scuola di ballo del Teatro dell'Opera di Roma. Oltre che per la sua carriera, sarà ricordata anche per i grandi nomi che ha contribuito a far crescere, tra i quali Roberto Bolle.

L'omaggio della Scala

La Scala l'ha ricordata con una nota, pubblicata su Facebook. Il teatro e il suo corpo di ballo "sono in lutto" e dedicheranno a Terabust la recita inaugurale del trittico Mahler 10 / Petite Mort / Boléro, il prossimo dieci marzo. "Interprete versatile, di grande generosità e sensibile alle innovazioni dei coreografi contemporanei come al grande repertorio classico – si legge nella post - ha danzato con i più grandi ballerini del nostro tempo, da Rudolf Nureyev a Erik Bruhn, da Paolo Bortoluzzi a Peter Schaufuss e Patrice Bart, e per coreografi straordinari tra i quali Roland Petit e con lo stesso entusiasmo e apertura culturale e artistica ha assunto l'incarico della direzione del Corpo di Ballo scaligero per quattro anni dal 1993 al 1997".

La scoperta di Bolle e Murru

La Scala ricorda anche la sua attenzione "alle nuove energie coreografiche (ricordiamo il Progetto Contemporaneo alla Scala) e alle nuove generazioni. Ha fatto emergere nuovi talenti, primi fra tutti gli allora giovanissimi Roberto Bolle e Massimo Murru, e portato alla Scala importanti coreografi di repertorio tra cui MacMillan e Glen Tetley; sempre alla Scala è tornata, nuovamente come direttrice nel 2007 – 2008". Una sua frase, pronunciata in un'intervista al Tempo, rappresenta il suo modo di intendere l'arte: "Il repertorio del passato non morirà mai. Ma il pubblico ama anche la buona danza contemporanea: perché la danza è una, purché sia di alta qualità".

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