Un manoscritto inedito di Giacomo Leopardi ritrovato a Napoli

Leopardi avrebbe redatto il manoscritto negli anni giovanili (foto: archivio Fotogramma)
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Scoperto tra le carte autografe del poeta di Recanati conservate presso la Biblioteca Nazionale, è costituito da 38 pagine di appunti e annotazioni bibliografiche su 557 titoli di autori antichi

Un manoscritto inedito di 38 pagine redatto da Giacomo Leopardi è stato ritrovato tra le carte autografe del poeta di Recanati conservate presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Autori della scoperta sono stati Marcello Andria e Paola Zito che per anni hanno lavorato alla catalogazione delle opere di Leopardi. I due studiosi, dopo un'approfondita indagine interpretativa, hanno pubblicato il manoscritto nel libro dal titolo "Leopardi bibliografo dell'antico. Un'inedita lista giovanile dagli autografi napoletani". Il lavoro è stato presentato nelle sale di Palazzo Reale contestualmente all'esposizione dei documenti.  

Una lista di 557 titoli

Il manoscritto di Leopardi consiste di una lista inedita di 557 titoli di autori antichi, tardo antichi e Padri della Chiesa. Redatto negli anni giovanili del poeta di Recanati, probabilmente tra il 1816 e il 1817 secondo gli esperti, è una lunga serie di annotazioni bibliografiche ordinate per lettera in un approssimativo ordine alfabetico. Gli autori vanno da Aristotele a Omero, da Cicerone a Platone. Il volume, presentato a Palazzo Reale, è il frutto del lungo lavoro di catalogazione di Marcello Andria, direttore del Sistema Bibliotecario dell'Università di Salerno e Paola Zito, docente di biblioteconomia e bibliografia all'Università della Campania "Luigi Vanvitelli".

Il Leopardi filologo

Il manoscritto, ignoto fino al ritrovamento di Andria e Zito, rappresenterebbe una "tappa significativa" del percorso di Leopardi nelle vesti di filologo. Il poeta di Recanati sarebbe stato, aggiungono i due studiosi, "insoddisfatto del posseduto della biblioteca paterna, calato nell'ansiosa ricerca di quanto il mercato librario dell'epoca offrisse di più rigoroso e attendibile alla critica testuale in senso scientifico". Ad aiutare Leopardi nella redazione di questo imponente lavoro bibliografico ci sarebbero stati gli "archivi del nuovo", ovvero periodici sia italiani che stranieri che svolgevano un servizio divulgativo sulle più recenti e pregevoli edizioni.

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