Con un voto unanime di 12 a 0 la Fed ha lasciato il costo del denaro invariato nell'intervallo 3,50-3,75%. È la prima riunione guidata da Kevin Warsh, il nuovo presidente scelto da Donald Trump. La banca centrale ha però rivisto al rialzo le previsioni sull'inflazione per il 2026
La Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse nell'intervallo tra il 3,50% e il 3,75%, in linea con le attese degli analisti. La decisione, presa all'unanimità con 12 voti favorevoli e nessun contrario, arriva al termine della prima riunione del Federal Open Market Committee (Fomc) presieduta da Kevin Warsh, da poche settimane alla guida della banca centrale statunitense.
Il debutto di Warsh
Per il nuovo presidente la conferma del costo del denaro rappresenta anche una prova politica. Warsh era stato indicato da Donald Trump con l'aspettativa che avviasse una stagione di tagli, un'ipotesi che diventa però sempre meno percorribile man mano che all'interno del comitato si attenua il sostegno a un allentamento monetario.
La reazione di Trump
A margine, è arrivato anche il commento di Donald Trump, atterrato all'aeroporto di Orly. "Va bene che abbiano mantenuto i tassi", ha detto il presidente. Interrogato sulla possibilità che la banca centrale possa invece alzare il costo del denaro, ha aggiunto: "Potrebbe succedere. È difficile da credere; è una situazione che frena il Paese ed è davvero insolita, ma ora c'è una persona molto valida al comando, quindi mi affido alle sue decisioni".
Le stime sull'inflazione riviste al rialzo
I funzionari della Fed hanno aggiornato le proprie proiezioni sull'economia, alzando le previsioni sull'inflazione per il 2026. La stima sull'indice complessivo sale al 3,6%, mentre quella sull'inflazione di base — che esclude le componenti più volatili di alimentari ed energia — è fissata al 3,3%. Si tratta di un netto peggioramento rispetto all'aggiornamento di marzo, quando entrambe le misure erano indicate al 2,7%.
I dubbi del comitato
Le nuove previsioni si accompagnano a un clima di crescente cautela. Quasi la metà dei membri del comitato di politica monetaria ha perso fiducia nella possibilità che il semplice mantenimento dei tassi sui livelli attuali sia sufficiente a ricondurre l'inflazione verso l'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.
Le riforme: addio alla forward guidance e cinque task force
Fin dalla prima uscita Warsh ha lasciato il segno sull'impostazione della banca centrale. Il presidente ha deciso di abbandonare la forward guidance, lo strumento con cui la Fed orientava le aspettative dei mercati sulle proprie mosse future. Warsh è da tempo convinto che i membri dell'istituto parlino troppo e anticipino le decisioni, finendo per vincolare l'azione della banca centrale. Contestualmente ha avviato cinque task force incaricate di riformare altrettante aree della politica monetaria. "Speriamo che tutte concludano il loro lavoro entro la fine dell'anno", ha dichiarato nella sua prima conferenza stampa, al termine della riunione che si è chiusa con un comunicato molto più sintetico del consueto.