I profitti di Mps nei paradisi fiscali sono meno del previsto per un errore di calcolo

Economia

Secondo l'Osservatorio fiscale europeo Mps avrebbe portato in paradisi fiscali quasi la metà dei propri profitti pre-tasse. La banca aveva smentito il dato, e in effetti sembra si sia trattato - almeno in parte - di un errore di misurazione. Guarda il video

La settimana scorsa ha fatto discutere un report dell'Osservatorio fiscale europeo, un istituto di ricerca indipendente finanziato anche dall'Unione Europea, che ha pubblicato i profitti portati dalle banche europee detenuti nei paradisi fiscali. Si tratta di una cifra monstre di 20 miliardi di euro ogni anno portati in stati con livelli infimi di tassazione dalle principali 36 banche europee.

Tra queste compaiono anche le italiane Monte dei Paschi di Siena, Intesa San Paolo e Unicredit. In particolare le prime due non sono uscite bene dalla ricerca: Mps tra il 2018 e il 2020 avrebbe portato in paradisi fiscali ben il 49,8 per cento dei propri profitti pre-tasse, Intesa il 24,6 (Unicredit si ferma invece al 4 per cento). La banca di Siena ha però fortemente contestato il dato, motivandolo con errori di calcolo.

Giulia Aliprandi
, ricercatrice dell'Osservatorio fiscale europeo e autrice del report, a Sky TG24 Business ha detto su questo che «effettivamente siamo discutendo con Mps, perché questi sono dati abbastanza complicati da interpretare e alcuni del 2016 e 2017 [...] sono un po' problematici». Si tratterebbe insomma di un problema di misurazione, perché profitti e perdite di Mps sarebbero stati registrati in un caso in due anni diversi. Aliprandi ha annunciato che «stiamo rivedendo queste cifre con la banca per capire meglio come interpretarle».

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