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Fmi taglia stime crescita globale: mai così bassa da crisi 2008. Italia in stallo nel 2019

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 15 ottobre

4' di lettura

Il Fondo rivede al ribasso le previsioni: il Pil globale crescerà quest'anno del 3%, nel 2020 del 3,4% (contro 3,2% e 3,5% previsti a luglio). Pesano le tensioni sui dazi. In Italia Pil fermo, tornerà a crescere nel 2020: serve impegno "credibile" per un calo del debito

Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le sue previsioni di crescita mondiale, portando le stime ai minimi dalla crisi finanziaria del 2008. L'economia mondiale - spiega - sta rallentando “in modo sincronizzato”. In particolare, il Pil globale crescerà quest'anno del 3%, contro il 3,2% previsto nell'ultimo aggiornamento delle stime pubblicato a luglio (0,3 punti in meno rispetto a quelle di aprile). Poi dovrebbe accelerare al 3,4% il prossimo anno, a fronte del 3,5% atteso l'estate scorsa. A pesare sono le tensioni sui dazi e quelle geopolitiche. Riviste al ribasso anche le stime per il Pil italiano, sia per quest'anno (quando è prevista crescita zero) sia per il 2020.

“Elevati rischi al ribasso”

“L'economia mondiale è in un rallentamento sincronizzato”, dice il Fondo. E mette in guardia sulla presenza di “elevati rischi al ribasso”. Fra questi cita le barriere commerciali, le tensioni geopolitiche e la Brexit. La revisione delle stime per il 2020 di 0,2 punti rispetto ad aprile - spiega il Fmi - riflette i dazi e il loro peso crescente sull'economia. Solo la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, calcola il World economic outlook dell'organizzazione di Washington, vale una sforbiciata del Pil pari allo 0,8% al 2020. "Con il rallentamento sincronizzato e la ripresa incerta, le prospettive globali restano incerte”, afferma il capo economista del Fmi, Gita Gopinath. Da qui l'appello alle autorità politiche ad agire per “ridurre l'incertezza” e “cooperare per un raffreddamento delle tensioni”.

I settori in crisi

Il Fondo, in particolare, segnala “un profondo deterioramento” dell'attività manifatturiera e del commercio globale. L'industria automobilistica fa fatica, piegata anche dai nuovi standard sulle emissioni, mentre il volume degli scambi è cresciuto di appena l'1% nella prima metà del 2019: il ritmo più lento dal 2012. Tiene ancora il settore dei servizi, anche se alcuni accenni di indebolimento cominciano a intravedersi negli Stati Uniti e nella zona dell'euro. Finora l'economia è stata tenuta a galla dall'allentamento della politica monetaria. Senza la liquidità immessa dalle banche centrali, infatti, le stime di crescita sarebbero risultate ridotte di un ulteriore 0,5% sia quest'anno sia il prossimo.

La situazione dell’Italia

L'Italia si conferma il vagone più lento dell'Eurozona. Il Fmi rivede al ribasso le stime per il Pil italiano sia per quest'anno sia per il 2020. Dopo il +0,9% del 2018, per il 2019 la crescita è prevista a zero, ovvero 0,1 punti percentuali in meno sia rispetto alle previsioni di luglio sia a quelle di aprile. Per il 2020 la crescita è attesa a +0,5% (-0,3 punti su luglio e -0,4 su aprile). A pesare, afferma il Fondo, è l”'indebolimento della domanda interna, un minore impulso di bilancio e un contesto esterno più debole". Per l'Italia, aggiunge, è "particolarmente essenziale" un impegno "credibile" per un calo del debito pubblico nel medio termine. Il Fondo stima un debito pubblico in aumento al 133,2 nel 2019 dal 132,2% del 2018. Nel 2020 salirà ancora attestandosi al 133,7%, per poi raggiungere il 134% nel 2024. Il deficit è previsto scendere al 2,0% del Pil quest'anno dal 2,1% del 2018. Nel 2020 sarà al 2,5% e raggiungerà il 2,6% nel 2024.

Difficoltà in diversi Paesi

Le difficoltà, comunque, non sembrano risparmiare nessuna area geografica. La crescita prevista delle economie avanzate è dell'1,7% sia nel 2019 (-0,2% rispetto a luglio) che nel 2020 (invariato), contro il 2,3% del 2018. Il Fmi taglia le stime di crescita di Eurolandia e Cina, mentre gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano reggere alla guerra dei dazi: se nel 2019 la stima sull'incremento del Pil si attesta al 2,4% (quindi -0,2% rispetto alla stima di luglio), nel 2020 è al 2,1% (+0,2% rispetto alla stima di luglio). Quanto alla Cina, dopo il +6,6% del 2018, crescerà nel 2019 del 6,1% (-0,1 su luglio e -0,2 su aprile), per poi rallentare ulteriormente nel 2020, quando il Pil cinese crescerà meno del 6% attestandosi a +5,8% (-0,2 su luglio e -0,3 su aprile). La crescita della zona dell'euro è fissata all'1,2% (-0,1%) e all'1,4% (-0,2%). La Germania subisce il taglio più ampio: -0,2% allo 0,5% nel 2019 e -0,5% all'1,2% nel 2020. Al ribasso anche la Francia: crescerà quest'anno dell'1,2% e il prossimo dell'1,3% (in tutti e due casi -0,1 su luglio). La Gran Bretagna è attesa crescere dell'1,2% quest'anno (-0,1 su luglio) e dell'1,4% nel 2020 (invariata su luglio).

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