Mestieri introvabili, reportage di Sky TG24 nei distretti industriali

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Nei mesi in cui sembra consolidarsi la ripresa, i dati parlano di un Nord Est come della locomotiva economica del Paese. E in provincia di Padova la maggior parte delle aziende produce meno di quello che potrebbe perché non riesce a trovare operai specializzati. VIDEO

di Alessandra Zompatori

Macchinari fermi, la polvere che si accumula, gli ordini bloccati, gli investimenti per ampliare la produzione al palo. Sembrerebbe un paradosso in un'Italia che ingrana di nuovo la marcia della ripresa, dopo dieci anni di crisi e che combatte ancora con una disoccupazione giovanile a livelli record. Invece è la realtà di tanti distretti industriali, i motori della ripresa del nostro paese, che sono tornati ad assumere, ma faticano a trovare personale, perché non ci sono i profili professionali giusti o, ancora più incredibile, non ne trovano a sufficienza. 

Mancano periti, ingegneri, artigiani e operai specializzati 

Secondo gli ultimi dati di Unioncamere e Anpal, che mensilmente monitorano le opportunità di lavoro, ad aprile su 143mila posizioni offerte agli under30, il 30 per cento è "di difficile reperimento", cioè le imprese fanno fatica a trovare il candidato giusto. Un dato in crescita rispetto al mese precedente, che fotografa il ritardo accumulato nella formazione di figure lavorative adeguate alle richieste delle imprese. Scendendo nel dettaglio, spiccano ai primi tre posti dei profili più difficili da collocare, i periti tecnico-informatici, gli ingegneri, gli artigiani e gli operai specializzati.

Solo nel comparto industriale, stima Confindustria, da qui al 2021 le imprese avranno bisogno di 272mila addetti in più da impiegare nei settori chiave della manifattura meccanica, chimica, tessile, alimentare e delle nuove tecnologie.
Nel 60% dei casi si tratta di tecnici e laureati in materie scientifiche.
È il segno che c'è un vuoto da colmare tra i fabbisogni di capitale umano e il sistema della formazione, con il rischio che le aziende rallentino non per mancanza di lavoro, ma di lavoratori.

La scelta del percorso di studi per garantire un futuro ricco di soddisfazioni ai propri figli è un classico dilemma dei genitori. Questa decisione oggi più che in altri tempi assume un'importanza cruciale per il futuro dei giovani, che vivranno sulla loro pelle un vero e proprio mutamento epocale del mondo del lavoro.

Tutto questo insomma passa anche da una radicale riforma del nostro sistema di istruzione, il grido di allarme lanciato dagli imprenditori è che la scuola torni a dialogare con il mondo produttivo. La didattica in aula sembra però lontana dalle necessità delle imprese: secondo uno studio Ocse, i ragazzi italiani fanno pratica su tecnologie ormai obsolete diventando candidati poco appetibili sul mercato del lavoro. 

E ciò succede nonostante gli ultimi studi attestino che l’80% dei ragazzi che escono dagli istituti professionali trovino un posto in breve tempo.
L'operaio vecchio stampo spesso non esiste più: in molte realtà oggi gli addetti alle macchine indossano un camice bianco e formarli è la vera scommessa. Un freno a mano tirato per lo sviluppo del sistema italiano.

Cosa succede a Padova: il reportage di Sky TG24

Per cercare di capire meglio questa realtà, Sky TG24 è andata con Luigi Casillo nella provincia di Padova, uno dei poli produttivi con Milano e Bologna del nuovo triangolo industriale. Qui, in questa fetta di Veneto, che corre a velocità doppia rispetto al resto del Paese, si tocca con mano la mancanza di operai specializzati nel settore della meccanica.

Gli ordini piovono dall'Italia e dall'estero, ma non riescono a far andare gli stabilimenti a pieno regime. Nelle campagne venete gli imprenditori vanno a "caccia" di lavoratori, di ragazzi appena usciti dalle scuole, con un minimo di specializzazione, ma sono troppo pochi rispetto alla richiesta di produzione.

Lino Beghin, imprenditore di Castelfranco Veneto, da trent'anni nel settore della meccanica di precisione, è arrivato fino in Romania per cercare operai specializzati. "Nell'area di Padova - racconta la figlia Vanessa - i ragazzi sono già assunti prima di uscire dalle scuole e trovarne con esperienza è ormai impossibile". Sulle scrivanie dei loro uffici accanto a colonne di commesse che non riescono ad evadere per mancanza di forza lavoro, ci sono anche gli elenchi dei giovani della zona che addirittura hanno provato a contattare per offrirgli un posto. Nessuno ha risposto alle loro chiamate.

"Non guardiamo all'età, ma alle capacità di lavorare e, - sottolinea Beghin - se c'è qualcuno alla prima esperienza, alla voglia di imparare. Per noi la risorsa umana è alla base di qualsiasi sviluppo".

Situazione simile alla Peruzzo di Curtarolo, sempre nel tessuto industriale padovano. Produce attrezzature per la cura dei parchi e dei campi sportivi, esporta l’80% nel nord Europa, negli Stati Uniti e in Australia. L'anno prossimo festeggerà sessant'anni di attività, ma è alla continua ricerca di operai.

Nel panorama frammentato e lacunoso delle scuole professionali, spicca un'eccellenza, l'Enaip di Padova, dove l'alternanza scuola-lavoro è una realtà dagli anni cinquanta, radicata nel territorio e in collegamento stretto con le aziende, di cui cerca di seguire esigenze e cambiamenti. Ma nemmeno questo basta.

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