Da Cogne e Avetrana fino alle nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, molti casi di cronaca nera hanno suscitato un'enorme attenzione mediatica. Oggi, con le nuove tecnologie che accelerano il lavoro degli inquirenti, quali sono le cause di questa continua esposizione? E quali sono i rischi legati a un processo pubblico? Sono questi i temi trattati nell'ultima puntata di Sky TG25
Si riaccende il caso Garlasco e ritornano le procedure, mediatiche più che penali. Si torna a scrutare foto, studiare espressioni, Sempio nel ruolo che fu di Stasi, le prime parole, cosa dice, cosa non dice, come lo dice. "È stato lui, non è stato lui, non mi convince quello sguardo". Si spia, si giudica. E si indaga poi.
Cosa rende una storia di cronaca un caso mediatico? Perché dopo Cogne, Avetrana, Perugia, Garlasco, Erba (gli ultimi tre tutti nel 2007), le saghe da cronaca nera sono diminuite? Per Stefano Nazzi, che racconta sul Post ogni settimana le sue Indagini, è "per via della tecnologia, che oggi riduce la durata di molte indagini e conduce prima al colpevole".
Chi sono i buoni e i cattivi di Garlasco? Ne abbiamo parlato nell'ultima puntata di Sky TG25 con Alessio Viola, la criminologa Flaminia Bolzan, la scrittrice Gabriella Ambrosio e con una intervista a Raffaele Sollefito, che oggi a 41 anni, innocente per la legge dal 2015, vive ancora le cicatrici del processo mediatico che fu il caso Meredith.
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