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La strage del bus di Avellino, l'incidente stradale più grave della storia italiana

4' di lettura

Il 28 luglio 2013 l'impianto frenante del Volvo bianco su cui viaggiava un gruppo di ritorno da un week end fuori porta si rompe. Il mezzo sbanda, sperona diverse auto sulla A16, poi precipita nella scarpata di Acqualonga. È il più grave incidente della storia italiana

Cento metri contro il guardrail, la caduta dal viadotto con un salto di 30 metri e poi lo schianto. Sono le sequenze dell’incidente del 28 luglio 2013 in cui hanno perso la vita 40 persone, a Monteforte Irpino. Le vittime viaggiavano a bordo del bus Volvo Bianco guidato da Ciro Lametta: il mezzo era partito tre giorni prima per un week end fuori porta, con tappa a Telese Terme e Pietrelcina, per poi fare ritorno a Pozzuoli, dove risiedeva la maggior parte dei viaggiatori. Il pullman però, a destinazione non ci è mai arrivato (LA RICOSTRUZIONE DELL'INCIDENTE. VIDEO).

Il guasto ai freni

Sono circa le 19.30 quando il bus percorre l'autostrada A16 Napoli - Canosa, imboccata al casello di Benevento, per dirigersi verso Napoli e poi a Pozzuoli. Superata l'uscita Avellino Est, i passeggeri avvertono sotto il pianale del bus strani rumori, via via più forti. Il mezzo supera l'uscita di Avellino Ovest e comincia la lunga salita in territorio di Monteforte Irpino. Passano i minuti, e i passeggeri chiedono all'autista di fermarsi e di controllare cosa stia accadendo, ma il viaggio prosegue. Superato un tunnel, un giunto dell'albero di trasmissione si rompe e trancia l'impianto frenante. Neppure il freno motore riesce a far rallentare la corsa del veicolo. Il bus non riesce a spostarsi sulla corsia di emergenza, urta varie auto, a oltre 100 chilometri orari. Poi urta per la prima volta la barriera del viadotto Acqualonga. Rimbalza, e poi tampona e sperona altre auto e ritorna contro la barriera che per la seconda volta respinge il mezzo pesante, che continua a urtare altre auto. Ne colpisce almeno una decina prima di arrivare quasi parallelo ai new jersey esterni del viadotto.

Il distacco della barriera e il volo di 30 metri nella scarpata

L'ultimo impatto provoca il distacco della barriera, che si stacca dal cordolo del ponte e precipita. Il bus cade, con l'avantreno che si incastra nel terreno della scarpata Acqualonga. Nella scarpata c’è un'abitazione e gli abitanti chiamano subito i soccorsi. Anche chi si trova sopra al viadotto, negli stessi istanti, lancia l’allarme. Poco dopo squadre di soccorritori raggiungono la scarpata da tutta la Campania e anche dal Lazio e dalla Puglia. I feriti vengono trasportati in ospedale. Fra di loro ci sono anche tre bambini che si trovavano a bordo dell'autobus: si sono salvati grazie all'abbraccio dei famigliari che hanno tentato di proteggerli prima dell'urto. “Mai visto tanti morti. Mai visto tanti morti in quelle condizioni”, racconteranno i soccorsi a operazioni concluse. Più di una decina i feriti.

La vittima più giovane aveva 16 anni

Dopo la conta dei morti, quello di Monteforte Irpino diventa il più grave incidente stradale della storia italiana. La vittima più giovane è Simona Del Giudice, di 16 anni, morta una settimana dopo lo schianto. Anche il padre e la sorella della giovane sono fra le vittime. Così come l’autista del bus. I funerali solenni si svolgono il 31 luglio, nel palazzetto dello sport di Pozzuoli, alla presenza anche delle più alte cariche dello Stato.

L'inchiesta e il processo

Dall'incidente alla sentenza di primo grado, arrivata l'11 gennaio, sono passati più di 5 anni. In questo lasso di tempo il numero degli imputati è arrivato a 15: il tribunale di Avellino ne ha condannati otto e assolti sette. Tra loro anche l'ad di Autostrade per l'Italia Giavanni Castellucci, per cui la Procura aveva invece chiesto 10 anni di reclusione. (LE TAPPE DELL'INCHIESTA)

Data ultima modifica 11 gennaio 2019 ore 13:26

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