La storia di Pierdante Piccioni, il medico che perse 12 anni di memoria

Cronaca
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Nel 2013, dopo un incidente stradale, si risvegliò dal coma senza ricordare gli ultimi 12 anni: era convinto che fosse il 25 ottobre 2001. Dopo un lungo percorso di recupero, è oggi primario al pronto soccorso di Codogno, in prima fila contro il Covid-19

Un incidente stradale, il coma e il risveglio, ma con un buco di memoria di 12 anni. Il medico Pierdante Piccioni è il protagonista di una storia che ha ispirato dei libri e poi una fiction tv. La serie è liberamente ispirata alla storia vera del primario - al pronto Soccorso di Lodi prima e di Codogno poi - che, nel 2013, dopo un incidente sulla tangenziale di Pavia, si è risvegliato dal coma senza ricordare gli ultimi 12 anni: era convinto che fosse il 25 ottobre 2001.

Dodici anni dimenticati

Dopo lo schianto sulla strada tra Pavia e Lodi, il 31 marzo 2013, Piccioni, all’epoca primario al pronto Soccorso di Lodi, era stato portato al pronto soccorso di Pavia e quando si era ripreso era convinto che fosse il 25 ottobre 2001. Credeva di essere un quarantenne e invece aveva i capelli grigi, pensava che i suoi figli fossero dei bambini mentre erano ormai dei ragazzi, ricordava la madre in vita mentre era già morta da tempo, guardava la moglie e gli sembrava incredibile che avesse delle rughe. E non era al passo con gli eventi storici e le rivoluzioni tecnologiche accadute in quei 12 anni, dall'elezione di Obama alla massiccia diffusione di Internet, dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI (era rimasto a Giovanni Paolo II) all'addio alla lira.

Il ritorno alla normalità

Ma a preoccuparlo sopra ogni cosa era la paura di non poter più lavorare: lui, medico per passione, con un curriculum importante (professore a contratto della scuola di specialità in medicina d’urgenza, scelto dal Ministero della Salute per il tavolo di lavoro sulle linee guida nazionali del triage, autore di proposte per le nuove linee guida nazionali sull'osservazione breve), non poteva rassegnarsi alla pensione anticipata. Così Piccioni, che ha confessato di avere all'inizio avuto voglia di mollare, si è messo a studiare per colmare i 12 anni di gap. Sostenuto dalla famiglia e dai colleghi, è riuscito a vincere sulla burocrazia, fino a tornare in prima linea, a contatto con i pazienti, di nuovo al pronto soccorso, nel ruolo di primario che gli apparteneva fino a quel giorno del 2013 in cui la sua memoria aveva fatto un salto all’indietro. Nel 2015 Pierdante Piccioni è tornato al lavoro, come primario del Pronto soccorso dell'ospedale di Codogno.

In prima linea contro il Covid-19

Lui stesso ha raccontato la sua incredibile storia nei libri “Meno dodici” e “Pronto soccorso” editi da Mondadori, scritti insieme a Pierangelo Sapegno. E la sua vicenda ha ispirato la fiction “Doc Nelle tue mani”, andata in onda su Rai 1 con protagonista Luca Argentero. "Ho dovuto ricominciare tutto da capo, la medicina, in pochi anni evolve. Ho fatto un master in Pazientologia, per capire com'è stare dall'altra parte”, ha raccontato. In questi giorni di emergenza Piccioni è in prima linea accanto ai malati di coronavirus con la sua equipe del unità SST operativa h24 in tutto il lodigiano (AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE). "Non sapevo chi ero e ho deciso di aiutare i malati usciti dalla fase acuta, per non farli sentire abbandonati come me. A Lodi dopo essermi dedicato al recupero degli studi, apro un'unità nuova, di Integrazione Ospedale Territorio e Appropriatezza della Cronicità. Per destino, ora, segue i pazienti in remissione dal Covid-19. È la mia equipe che decide chi può essere trasferito di reparto o ospedale o dimesso”. "Tornerà il tempo dell'abbraccio, della normalità - ha sottolineato -. Ma se vogliamo che ciò avvenga questo è il tempo di stare zitti e obbedire, di non pensare di essere più forti. Può sembrare brutale, ma chi in un giorno ha visto la propria vita stravolta è consapevole di quanto sia importante la disciplina: per un incidente ho perso la memoria, 12 anni spezzati via, cancellati per sempre. Solo la mia tenacia e passione mi hanno permesso di ricominciare anche se nessuno ci credeva".

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