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Caso Maugeri, le tappe del processo per corruzione a Formigoni

6' di lettura

Ad aprile 2012 vengono arrestati l’ex assessore alla Sanità della Lombardia Antonio Simone e l’uomo d’affari Pierangelo Daccò. Nell’inchiesta pochi mesi dopo entra anche l’allora governatore regionale condannato in Cassazione. Per lui si aprono le porte del carcere

Un sistema basato sulla corruzione che attraverso la distrazione di fondi destinati alla sanità lombarda, in particolare alla Fondazione Maugeri di Pavia e al San Raffaele di Milano, avrebbe consentito a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia dal 1995 al 2013, di ottenere benefit di lusso pari a 6,6 milioni di euro, tra cui yacht, vacanze e cene, in cambio di favori e rimborsi non dovuti ai due enti sanitari pari a circa 200 milioni di euro. E’ la vicenda giudiziaria che da sette anni vede tra i protagonisti, l’ex inquilino storico del Pirellone, che tra il 2013 e il 2018 è stato senatore tra le fila del Pdl e poi di Ncd e Alternativa popolare. Le indagini sul caso Maugeri riguardano un periodo che va dal 1997 al 2011. Formigoni finì tra gli indagati nel 2012 e oggi è stato condannato a 5 anni e 10 mesi con un leggero sconto di pena per prescrizione. Per lui si aprono le porte del carcere.  

Aprile 2012, gli arresti

Il 13 aprile 2012, la Procura di Milano ordina l’arresto di 5 persone: l’ex assessore regionale alla Sanità della Lombardia Antonio Simone, l’uomo d’affari Pierangelo Daccò, Costantino Passerino, dirigente della Fondazione Maugeri, Gianfranco Mozzali e Claudio Massimo, rispettivamente direttore amministrativo e consulenti della Fondazione. Indagato Umberto Maugeri, patron della Fondazione. Sono accusate di aver sottratto circa 61 milioni di euro dalle casse della Fondazione Maugeri, struttura sanitaria con sede a Pavia e specializzata in terapie riabilitative. Sia Maugeri sia Daccò fanno parte di Comunione e Liberazione, come l’allora presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. “Mi dispiace per i fondi distratti dalla Fondazione Maugeri, ma non ne sono minimamente informato. La Fondazione Maugeri e' una realtà privata”, commenta quel giorno Formigoni. L’inchiesta successivamente coinvolgerà anche un’altra struttura ospedaliera lombarda, il San Raffaele.

Giugno 2012, Formigoni indagato

Due mesi dopo gli arresti, a giugno 2012 nel registro degli indagati finisce anche il governatore lombardo. Due le ipotesi di reato contestate a Formigoni: corruzione per la somma dei benefit ricevuti da Daccò e finanziamento illecito per oltre mezzo milione di euro relativi alle elezioni regionali 2010. L'ipotesi di reato di corruzione fa invece riferimento ai molteplici benefit di ingente valore patrimoniale, tra cui vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting di Rimini, sconto sull’acquisto di una villa in Sardegna.

Maggio 2014, via al processo

Dopo il rinvio a giudizio di marzo, il 6 maggio 2014 prende il via il processo. secondo i pm di Milano dalle casse della Maugeri sarebbero usciti tra il 1997 e il 2011 circa 61 milioni di euro, e altri 9 milioni da quelle del San Raffaele. Tutti soldi confluiti sui conti delle società di Simone e Daccò, considerati i «collettori» delle tangenti. Formigoni in cambio dei numerosi benefit e del finanziamento illecito per le Regionali 2010, secondo l’accusa, avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele garantendo rimborsi indebiti (circa 200 milioni solo per la Maugeri).

Aprile 2016, le richieste di condanna

I pm di Milano, Laura Pedio e Antonio Pastore, il 15 aprile 2016 chiedono la condanna a 9 anni di carcere per Roberto Formigoni, imputato per associazione per delinquere e corruzione. I pm chiedono altre nove condanne, e in particolare 8 anni e 8 mesi per il faccendiere Pierangelo Daccò e per l'ex assessore lombardo Antonio Simone. Secondo i pm Formigoni, ”capo" di un "gruppo criminale" che avrebbe "sperperato 70 milioni di euro di denaro pubblico con un grave danno al sistema sanitario" e una "corruzione sistemica durata 10 anni", sarebbe stato corrotto.

Dicembre 2016, la condanna in primo grado

Il 22 dicembre 2016, Roberto Formigoni viene condannato a 6 anni di carcere per corruzione, dalla decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Gaetano la Rocca, al termine del processo durato oltre due anni.”Ritengo ingiusta la sentenza - ha detto Formigoni - e la impugnerò, convinto che la mia piena innocenza sarà riconosciuta”. Disposta inoltre la confisca di circa 6,6 milioni di euro, tra cui la quota del 50% di proprietà di una villa in Sardegna il cui acquisto era stato uno dei punti al centro dell’inchiesta. Oltre a Formigoni, condannati Daccò a 9 anni e 2 mesi di reclusione, Simone a 8 anni e 8 mesi di carcere, Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della ente con sede a Pavia a 7 anni, e Carlo Farina, imprenditore, a 3 anni e 4 mesi e 2 mila euro di multa. Formigoni viene però ritenuto estraneo alla associazione per delinquere, reato contestato invece a Daccò, Simone e Passerino. Il tribunale di Milano condanna infine Formigoni in solido con Daccò e Simone a versare una provvisionale complessiva alla Regione Lombardia di 3 milioni di euro. (LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA)

Settembre 2018, la condanna in secondo grado

Il 19 settembre 2018, la Corte d'Appello di Milano aumenta la pena nei confronti di Formigoni, portandola da 6 anni a 7 anni e 6 mesi, pena massima chiesta dalla procura generale, a maggio 2018, ritenendo i fatti "gravissimi" e non meritevoli di alcuna attenuante. Stabilita inoltre per l'ex governatore lombardo ed ex senatore, l’interdizione "in perpetuo dai pubblici uffici". Interdizione che diventerà definitiva in caso di conferma della condanna in Cassazione. In appello vengono condannati anche a 7 anni e 7 mesi Passerino, ex direttore amministrativo della Maugeri, e a 3 anni e 4 mesi, l’imprenditore Farina. Confermate dalla Corte anche la confisca "diretta" da 6,6 milioni di euro e il risarcimento a favore della Regione Lombardia, parte civile, da 3 milioni di euro, ascritto in primo grado a carico di Formigoni, Simone e Daccò. L’ex assessore e il faccendiere a maggio hanno patteggiato in appello.

Febbraio 2019, la condanna in Cassazione

Il 21 febbraio 2019 Formigoni viene condannato a 5 anni e 10 mesi dalla Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato anche i ricorsi dell'ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (condannato in appello a 7 anni e 7 mesi), dell'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) ed ha dichiarato inammissibile quello di Carla Vites, moglie dell'ex assessore Antonio Simone, che chiedeva di essere prosciolta con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merit. I giudici della sesta sezione penale hanno quindi sostanzialmente confermato la sentenza dela Corte d'appello. Il 22 febbraio, l'ex presidente della Regione Lombardia entra nel carcere di Bollate.

Data ultima modifica 22 febbraio 2019 ore 13:06

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