Proseguono le indagini sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, avvelenate con la ricina a Pietracatella a Natale dello scorso anno. Gli investigatori stanno cercando di chiarire la sorte di alcuni alimenti e scarti, tra cui eventuali resti di cozze consumate a casa. Intanto slittano a fine anno i risultati delle analisi affidate agli esperti tedeschi del Robert Koch Institute sui reperti raccolti nell'inchiesta
Prosegono le indagini sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, morte a Pietracatella dopo un avvelenamento da ricina alla fine dello scorso anno. Tra gli elementi su cui si stanno concentrando gli investigatori c'è anche la ricostruzione del percorso dei rifiuti finiti nei cassonetti nei giorni di Natale. In questura, la Squadra Mobile ha ascoltato come testimone l'addetto al servizio di raccolta dei rifiuti urbani del paese. L'uomo è rimasto negli uffici per mezz'ora e, al termine dell'audizione, non ha rilasciato dichiarazioni.
Il nodo delle cozze consumate a casa
L'attenzione degli inquirenti si concentra anche sui resti di alcuni alimenti portati nell'abitazione della famiglia nei giorni precedenti a Natale. In particolare, si cerca di chiarire la destinazione degli eventuali avanzi di cozze riportate a casa il 22 dicembre dopo un pranzo organizzato a Campobasso. Nel corso di un interrogatorio svolto a gennaio, Gianni Di Vita aveva dichiarato agli investigatori di non ricordare con precisione se le cozze fossero state consumate in casa il 22 o il 23 dicembre. Aveva però indicato nel 24 dicembre il giorno in cui sarebbero stati eliminati gli eventuali residui, insieme ai rifiuti umidi e alla vaschetta di plastica che conteneva i molluschi. "Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa - aveva dichiarato -, posso però affermare con certezza che gli eventuali residui siano stati buttati con i rifiuti umidi mercoledì 24 dicembre e, lo stesso giorno, sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze".
Leggi anche
Giallo Pietracatella, torna l'ipotesi di ingestione accidentale ricina
Attesa per le analisi in Germania
Sul fronte degli accertamenti scientifici, i risultati delle analisi affidate agli esperti tedeschi del Robert Koch Institute non arriveranno prima della fine dell'anno. La procura di Larino ha infatti concesso una proroga di 30 giorni per completare gli esami. Gli specialisti tedeschi sono al lavoro dalla scorsa estate sul materiale inviato dall'Italia: oltre 70 alimenti prelevati nell'abitazione di Pietracatella tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio e 131 reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nella casa in cui vivevano le due vittime. L'incarico affidato dalla procura è quello di verificare l'eventuale presenza di tracce di ricina su tutto il materiale esaminato.